Generali muove in Russia

Antonella Scott
MOSCA
La crisi economica potrebbe costringere Oleg Deripaska a separarsi anche da Ingosstrakh. E la vecchia e solida compagnia assicurativa russa, come titolava ieri il quotidiano ‘Vedomosti’, potrebbe andare a finire «agli italiani».
‘Vedomosti’, pubblicato insieme da ‘Wall Street Journal’ e ‘Financial Times’, cita fonti di Generali e di Ppf Beta – il fondo di private equity italo-ceco di cui Generali possiede il 49% – per affermare che qualche settimana fa Deripaska ha incontrato la dirigenza del gruppo assicurativo di Trieste per discutere del futuro di Ingosstrakh. Basic Element, la holding dell'oligarca russo, ne possiede il 61,54%, il fondo Ppf Beta il 38,46 per cento. La conclusione del quotidiano russo è che Deripaska potrebbe cedere fino al 50% della propria quota: ma, secondo le fonti citate, non sarebbe ancora stato raggiunto un accordo sulla strada da seguire. Né viene precisata alcuna valutazione.
Assicurazioni Generali, scrive ‘Vedomosti’, punta al controllo di Ingosstrakh; Deripaska, l'uomo più ricco di Russia che ora però paga il prezzo della crisi economica con un debito stimato a 20 miliardi di dollari, cerca invece credito offrendo come garanzia la sua partecipazione nel secondo gruppo assicurativo russo. Se non restituirà il denaro – è una delle varianti discusse – perderà il controllo di Ingosstrakh.
Ottenendo alla fine di agosto, insieme agli alleati della Repubblica ceca, la licenza per operare nel ramo danni in Bielorussia, Generali ha portato a 13 i Paesi dell'Europa centro-orientale in cui è presente: ora, scrive ‘Vedomosti’, Ingosstrakh costituisce una compagnia molto interessante e attraente per gli italiani. Del resto, nel novembre dell'anno scorso, il gruppo di Trieste entrò in Ppf Beta proprio per avere una chiave di accesso al mercato assicurativo russo, che – crisi permettendo – ha un importante potenziale di crescita.
Per Deripaska, invece, si tratterebbe di un epilogo amaro. Avendo accumulato debiti nell'espansione del proprio impero – che spazia dall'energia alle costruzioni alle banche, ed è presente anche in altre compagnie assicurative russe – in ottobre l'oligarca è già stato costretto a rinunciare al 20% di Magna, produttore canadese di componenti per auto, e poi a vendere il 9,99% del costruttore tedesco Hochtief. Lo smacco più grande però riguarda Norilsk Nickel, il primo produttore al mondo di cui Deripaska avrebbe voluto il controllo, dopo averne acquisito in aprile il 25%: la crisi è costata a Basic Element perdite in Borsa del 75%, e per rifinanziare il prestito ottenuto da un pool di banche straniere Deripaska è stato costretto a rivolgersi allo Stato russo, ottenendo un aiuto di 4,5 miliardi di dollari.
Fin dal 2007, quando il miliardario ceco Petr Kellner, proprietario di Ppf Investments, comprò il 38,46% di Ingosstrakh dall'oligarca russo Aleksandr Mamut, Deripaska ha cercato con ogni mezzo di ridimensionare il peso del socio di minoranza, negando ogni diritto di partecipazione alla gestione della compagnia. Il 1° novembre scorso però, all'ultimo grado di giudizio, la Suprema Corte di arbitraggio russa ha confermato le delibere precedenti, decretando l'illegalità dell'aumento di capitale con cui Basic Element avrebbe voluto diluire al 10% la quota di Ppf Beta. Allo stesso modo, sono stati respinti anche i requisiti con cui Ingosstrakh avrebbe voluto escludere la candidatura di stranieri al consiglio d'amministrazione del gruppo. Pian piano, con il suo piano di modernizzazione del gruppo russo, Assicurazioni Generali è emerso come il partner verso cui Deripaska avrebbe potuto mostrarsi più conciliante. Le fonti citate da ‘Vedomosti’ confermerebbero questa direzione: anche se al momento sia Basic Element, sia Assicurazioni Generali che Ppf Investments – la holding ceca del fondo ppf Beta – spiegano di non voler commentare «voci di stampa».