Mosca annuncia privatizzazioni per 23 miliardi di euro

I CONTI NON TORNANO - Più che la decisione di avviare una liberalizzazione in grande stile c'è l'esigenza di fare cassa, con un deficit 2010 ancora sopra il 5%

Gianluca Di Donfrancesco
I conti in rosso costringono Mosca a un'inversione di rotta nella politica economica. Dopo dieci anni di bulimia statale, con monopoli pubblici sempre più ingombranti e impegnati a fagocitare ogni settore produttivo, il governo si prepara a restituire qualcosa al mercato. Il ministero dell'Economia ha annunciato ieri un piano di privatizzazioni da 30 miliardi di dollari (23 miliardi di euro) in tre anni, a partire dal 2011. Le società coinvolte dovrebbero essere undici, compresi alcuni big.
Anche se nessuna di loro passerà completamente di mano e lo stato manterrà la maggioranza, si tratta del più importante piano di privatizzazioni dopo il caotico smantellamento del sistema sovietico negli anni 90. Una svolta in ogni caso: tra il 2000 e il 2008 Mosca aveva infatti riportato sotto il proprio controllo, in modo spesso pretestuoso e a volte brutale, gruppi petroliferi e del gas, fabbriche di armi, costruttori di aerei e auto.
Nell'aria da tempo, il piano di privatizzazioni sarà esaminato oggi dal governo. Il ministro delle Finanze Alksej Kudrin non ha voluto fare nomi, ma, secondo Alksej Uvarov, del ministero dello Sviluppo, tra le società coinvolte ci saranno banche come Vtb e Sberbank (la quota in vendita sarebbe del 9,3%), il gruppo petrolifero Rosneft (24,16%), il gestore delle pipeline Transneft, il gigante dell'idroelettrico Rushydro. Tutte società che, in minima parte, sono già in mano ai privati (per esempio, il 10% di Rosneft è scambiato alla Borsa di Londra). Resteranno escluse dalle dismissioni le ferrovie di stato, Rzhd.
Più che un inizio di liberalizzazione economica, è la necessità di far cassa a imporre la scelta. Ieri il primo ministro Vladimir Putin ha confermato che il deficit per il 2010 resterà superiore al 5%, anche se probabilmente sarà più basso del 5,4% inizialmente previsto. Nel 2009 il rosso era al 5,9%, dopo anni di surplus. Putin ha promesso che l'anno prossimo il deficit scenderà al 3,6%, mentre il governo è impegnato a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2015. In aprile, il governo ha raccolto 5,5 miliardi di euro con un'emissione di eurobond e nei prossimi tre anni dovrà raccogliere altri 94 miliardi di euro (risorse che arriveranno per il 90% dal mercato domestico). Ma Putin non intende esagerare con l'indebitamento, e ieri ha ribadito che la Russia non può permettersi di percorrere questa strada.
Va però ricordato che l'anno prossimo il costo per le sole pensioni, tanto per citare un'importante voce di spesa, salirà del 9% e tagliare non è un'opzione credibile in vista dell'appuntamento con le elezioni presidenziali del 2012. Per lo stesso motivo il governo avrà difficoltà a spingere troppo sul versante del prelievo fiscale. Anche se ieri Putin ha annunciato un rincaro delle imposte sull'estrazione di gas e petrolio e sulle esportazioni di nichel e rame. Ma la leva fiscale va usata con cautela anche per non compromettere la ripresa: dopo aver registrato l'anno scorso una contrazione del 7,9%, nel secondo trimestre del 2010 l'economia è cresciuta del 5,4%, dopo il rimbalzo del 2,9% nei primi tre mesi dell'anno.