Putin congela il disarmo

Nato e Stati Uniti: «Una mossa deludente» - Il «rammarico» Ue - L'iniziativa è la reazione al progetto americano di installare lo «scudo spaziale» in Polonia e Repubblica Ceca

Vladimir Sapozhnikov
MOSCA

Il Cremlino l'ha detto e l'ha fatto. Venerdì (ma l'annuncio ufficiale è arrivato ieri) il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che sospende la partecipazione della Russia al Trattato Cfe sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa, che sin dal 1990 limita la quantità di armi pesanti - aerei, elicotteri, carri armati, blindati, artiglieria - dislocate nella "grande Europa", dall'Atlantico agli Urali. «La decisione - si legge nel testo del decreto - è legata a circostanze straordinarie, che derivano dal contenuto del Trattato Cfe sulla sicurezza della Federazione russa e che richiedono l'adozione di misure inderogabili».
Il provvedimento, che «non ha precedenti nella storia moderna della Russia», non ha effetti immediati ma entrerà in vigore 150 giorni dopo la notifica formale, inviata ieri a tutti i Paesi firmatari. Ma il ministero degli Esteri ha sottolineato che Mosca non ha chiuso la porta al dialogo: «Se le questioni sollevate dalla Russia dovessero trovare risposta, sarà possibile assicurare in tempi brevi l'osservanza collettiva del Trattato», ha dichiarato un portavoce.
Così com'era successo il 26 aprile, quando Putin aveva preannunciato l'uscita dal Trattato Cfe, anche ieri la Nato ha reagito duramente, bollando la mossa come «molto deludente, un passo nella direzione sbagliata». Come ha sottolineato il portavoce dell'Alleanza atlantica, James Appathurai, «i Paesi membri della Nato considerano il Trattato un importante pilastro della sicurezza e della stabilità in Europa e nel mondo». «Delusione» è stata espressa anche dalla Casa Bianca. Mentre l'Unione europea si è detta «rammaricata». Il ministero degli Esteri britannico ha criticato il decreto, ricordando che alla recente conferenza internazionale sul futuro del Trattato Cfe era stato deciso di «proseguire la ricerca di compromessi costruttivi».
Firmato da Nato e Patto di Varsavia, il Trattato sulla riduzione delle armi convenzionali ha subito una serie di modifiche: l'ultima, adottata dalla conferenza internazionale di Istanbul nel 1999, rifletteva la realtà geopolitica creatasi dopo la scomparsa dell'Urss. Soltanto quattro Paesi - Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan - hanno ratificato il documento, mentre la Nato ha posto come condizione il ritiro delle truppe russe dalla Georgia e dalla Moldavia.
L'attuale presa di posizione di Putin sarebbe legata non tanto ai problemi di fondo del Trattato Cfe, quanto al peggioramento generale delle relazioni tra Russia e Occidente, un risultato dell'espansione della Nato verso Est, con la possibilità di adesione dell'Ucraina e della Georgia. L'ultima goccia sarebbe stato il progetto di scudo stellare, il sistema antimissile che gli Stati Uniti vogliono installare nell'Europa orientale contro i razzi lanciati dall'Iran, ma che Putin considera una grave minaccia alla sicurezza nazionale della Russia. Secondo gli esperti militari di Mosca, il radar che il Pentagono vuole installare nella Repubblica Ceca potrebbe permettere all'Alleanza atlantica di controllare le attività militari su tutto il territorio europeo della Russia, dal Baltico agli Urali, mentre le batterie di missili intercettori in Polonia potrebbero essere sostituite con missili nucleari. In questo contesto, l'uscita dal Trattato Cfe dovrebbe semplificare la preparazione di «adeguate contromisure», compresa la possibilità di puntare missili nucleari contro i nuovi bersagli in Europa. Serghej Ivanov, vicepremier e possibile candidato alla presidenza, ha dichiarato che la Russia aveva già pronta una risposta «adeguata e asimmetrica», che potrebbe comprendere tra l'altro l'installazione di batterie missilistiche nella parte europea del Paese, inclusa Kaliningrad, l'enclave tra Lituania e Polonia.
I preparativi potrebbero essere già in corso: quando lo stop alla partecipazione al Trattato Cfe diventerà operativo (fra cinque mesi), il Cremlino congelerà gli scambi di informazioni e metterà al bando eventuali ispezioni militari da parte di altri Paesi firmatari. Inoltre, Mosca ha sottolineato che non sarà più vincolata al rispetto di alcun limite né sul piano del numero di armi convenzionali, né su quello dei movimenti delle truppe. «La disponibilità reale dell'arsenale russo - ha sottolineato il ministero degli Esteri - dipenderà dall'evoluzione della situazione militare e politica, compresa la disponibilità di altri Paesi aderenti al Trattato Cfe a mostrare un'adeguata moderazione».