Più banche in azienda dopo la crisi

LE CIFRE - Negli ultimi due anni gli istituti hanno convertito in equity circa due miliardi a fronte di 46 miliardi di finanziamenti ristrutturati

Monica D'Ascenzo
Il dossier più impegnativo per le banche è senz'altro quello di Risanamento, ma non è un caso isolato di investimento degli istituti di credito in equity nelle operazioni di ristrutturazione. Negli ultimi due anni la conversione di debiti in equity, la sottoscrizione di aumenti di capitale o l'acquisto di pacchetti azionari da parte delle banche si sono moltiplicati, anche se i creditori sono sempre restii a ricorrere a un impegno diretto nell'azionariato in caso di problemi di insolvenza delle imprese. Tra operazioni di grandi, medie e piccole l'ammontare convertito in equity dalle banche è di circa 2 miliardi a fronte dei 46 miliardi di debiti ristrutturati da inizio crisi.
Tra le prime ad aprire la stagione c'è stata la ristrutturazione del gruppo Ferretti, che ha visto una sessantina di creditori internazionali trovare un accordo nella conversione di metà del debito (550 milioni) in strumenti partecipativi, grazie anche al lavoro degli advisor Lazard e Rothschild. In quell'occasione era previsto anche da un aumento di capitale sottoscritto oltre che dal fondatore, Norberto Ferretti, e dal management, anche da Mediobanca per 15 milioni pari al 19,2% del capitale.
È stato, però, senz'altro il settore immobiliare a richiedere più interventi da parte delle banche. Come nel caso di Pirelli Real Estate, con un aumento di capitale da 20 milioni sottoscritto da UniCredit e Mediobanca e un pacchetto azionario del 10% acquisito da Intesa Sanpaolo. Risanamento, però, resta la nota dolente con un aumento di capitale da 150 milioni riservato alle banche (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bpm, Banco Popolare e Bmps) e un prestito convertendo (al 2014) da 350 milioni che vede fra gli istituti coinvolti Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e UniCredit. Mentre nel maggio del 2009, Aedes trovò l'accordo con i creditori, che convertirono in equity 310 milioni di crediti chirografi. «La crisi ha imposto la conversione dell'indebitamento finanziario in equity quale unica soluzione di continuità aziendale, in particolare in quei casi in cui alla situazione di grave difficoltà finanziaria era associato un forte squilibrio patrimoniale» spiega Francesco Stella, partner di Corporate in Linklaters.
Altro filone importante è stato quello degli lbo, leveraged buy-out. Oltre alla già citata Ferretti, che ha visto l'uscita di scena di Candover, gli istituti sono intervenuti nella ristrutturazione del debito di Argenta, con la conversione di 80 milioni di debito nel 20% del capitale azionario e l'aumento di capitale sottoscritto solo da Cognetas con l'uscita di Investitori Associati. Il caso che ha fatto scuola è stato, però, quello di Global Garden Products (Ggp), primo caso in Italia in cui una quarantina di creditori internazionali hanno convertito il debito nel 100% del capitale, con il private equity 3i che ha lasciato il campo. Nel caso, invece, di Seves le banche (Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e UniCredit) hanno convertito 50 milioni di crediti in strumenti finanziari partecipativi, affiancando i fondi di Vestar e Ergon.
«Il diritto societario consente oggi di realizzare l'intervento delle banche nell'equity con modalità meno invasive che in passato e, in questo senso, lo agevola molto» osserva Stella, aggiungendo poi: «La conversione dell'indebitamento finanziario, in particolare, in strumenti finanziari partecipativi o azioni di categoria "povere" di diritti gestori permette alla banca di rimanere estranea al controllo e, quindi, di non assumere le responsabilità che sono tipicamente associate all'esercizio del controllo e di cui la banca, correttamente, non vuole tendenzialmente farsi carico».
Fra le operazioni minori, la fine dell'avventura del fondo Emerald (Pm&Partners) in Maccorp, con la conversione di 25 milioni di debito in equity da parte di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Nem sgr. Oppure il fondo Equinox che ha ceduto la mano in Manucor a Intesa Sanpaolo, Reno de Medici e la famiglia Manuli. Sempre Intesa Sanpaolo, secondo il bilancio 2009, ha rilevato il 33,3% di Alis-Aerolinee Italiane, il 30% di Mf Honyven e fino al 22% di Bee Team.
La voce delle partecipazioni azionarie non manca nei bilanci di altre banche, come in quello del Banco Popolare: «7,9 milioni al valore di carico di nuove partecipazioni azionarie o strumenti finanziari partecipativi espressi da aziende debitrici verso la banca a seguito di operazioni di ristrutturazione finanziaria». Nel bilancio della Popolare di Vicenza accanto alle specifiche delle operazioni in Aedes, Ferretti e Seves, viene segnalata la conversione del debito in Sea per 5,37 milioni pari al poco meno del 9% per cento. Mentre Intesa Sanpaolo lo scorso anno è entrata nel capitale del gruppo Marioboselli in tandem con Cape Life e Fashion Network.