Vertice all’Antitrust su Agricole
L’ad di Intesa Sanpaolo Passera propone la fine del patto con Generali e la sterilizzazione della quota francese - Al Crédit verrebbe ceduta la Banca dell'Adriatico (che vale circa un miliardo), ma non c'è accordo con Parigi sulla contropartita.
Laura Serafini
ROMA
È un week-end ricco di incontri per i protagonisti della saga Intesa Sanpaolo-Crédit Agricole e Generali versus l'Antitrust. I vertici della banca francese sono in trasferta in Italia. Ma un appuntamento importante sarà un incontro informale, in programma questo fine settimana, tra i rappresentanti di Intesa e quelli dell'Authority guidata da Antonio Catricalà. L'obiettivo della banca di Ca' de Sass è sondare il terreno e capire come potrà essere accolta dall'Autorità la prospettiva di uno scioglimento del patto tra Agricole e Generali sul 10% del capitale di Intesa e l'eventuale sterilizzazione della quota della Banque Verte, oggi pari al 5,8%, eccedente il 2 per cento del capitale. Sono questi gli impegni che la banca guidata da Corrado Passera potrebbe presentare in vista della chiusura del provvedimento, fissata per il 22 febbraio, e dal quale rischia una multa da 500 milioni. Non è escluso che qualche indicazione della strategia di Ca' de Sass possa emergere già occasione della scadenza per la presentazione delle memorie, fissata per oggi (ma si andrà a finire a domani).
Ma anche se Catricalà fosse disposto ad accettare la soluzione di compromesso, non è ancora detto che i francesi assecondino di buon grado un percorso che li porterà a contabilizzare una svalutazione da più di un miliardo di euro. E se questa volta gli impegni di Intesa non saranno accompagnati da un documento sottoscritto anche dai francesi, difficilmente Catricalà potrà prenderli in considerazione. L'Agricole, a fronte della perdita in bilancio, chiede «compensazioni», come continuano a ribadire i suoi rappresentanti, seppure non lo ammettano nelle dichiarazioni ufficiali. È per questo motivo che nei giorni scorsi si è cominciato a parlare di un «asset swap» tra Intesa e la Banque Verte. Ma la verità sommersa di una vicenda che si protrae da oltre un anno è che la contropartita in termini di asset - che tradotto dalle aspirazioni francesi significa sportelli o una banca - non è il punto di arrivo del negoziato, ma il punto di partenza.
L'Agricole vuole crescere in Italia, lo voleva sin dal giorno in cui, suo malgrado, ha dato l'ok alla fusione tra Intesa e Sanpaolo. Ha sempre ritenuto che Cariparma e Friuladria non fossero indennizzi sufficienti. La riprova di questo si trova nelle dichiarazioni che il direttore generale, Jean Fédréric De Leusse, ha rilasciato al Sole 24ore lo scorso luglio. «Abbiamo sempre spiegato (all'Antitrust, ndr) che, ad esempio, per vendere la nostra partecipazione oltre il 5 per cento, avremmo dovuto riprendere le trattative con Intesa - ha detto -. Trattative su questo aspetto non sono mai state avviate. Certamente avremmo voluto partecipate alla procedura cui sono state messe sul mercato altre agenzie». L'aspettativa, poi delusa, di un negoziato per avere altri sportelli forse spiega il cambio di posizione di Agricole, che invece a inizio 2007 si era sbilanciata con l'Antitrust di Bruxelles parlando di «volontà espressa» di portare «la partecipazione sotto al 5%» in Intesa Sanpaolo.
Ora sembra che tra le ipotesi di scambio di asset ci sia la cessione della Banca dell'Adriatico, una realtà da 190 sportelli dislocati tra Marche, Abruzzo e Molise, 241 milioni il fatturato 2008, 40 milioni l'utile, 466 milioni il valore storico di libro nel bilancio di Intesa. Trattandosi di banca e non di semplici sportelli, vale di più di 4 milioni a sportello pagati nelle recenti transazioni fatte da Mps. Anche se meno degli 8/9 milioni pagati, in altre condizioni di mercato, da Agricole per Cariparma. Si può dire che, in linea di massima, la valutazione non sia lontana dal miliardo di euro. Va poi considerato un altro evento singolare: il 9 aprile 2009, pochi giorni prima dell'annuncio del patto tra Agricole e Generali, il cda Intesa ha deciso di conferire in Banca dell'Adriatico 33 filiali possedute da Ca' de Sass nelle regioni centrali. Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione, ha delegato tre procuratori per gestire l'operazione che è avvenuta a fronte di un aumento di capitale da 60 milioni ed è stata formalizzata nel luglio scorso con l'ok della Banca d'Italia. Curioso il fatto che Intesa ha trasferito il personale, ma non gli immobili e i beni strumentali e ha mantenuto persino la titolarità dei prestiti con la Bei. Come se sapesse che quella banca doveva andare a qualcun altro. Se Agricole ottenesse questo asset, che dopo i conferimenti di luglio potrebbe valere più di un miliardo, diverrebbe il quinto operatore per sportelli sul mercato italiano, dopo UniCredit, Intesa, Mps e Ubi. La sensazione è che il negoziato con Agricole non sia partito negli ultimi mesi. Ma si intuisce anche che i francesi sono restii a dare a Intesa in cambio qualcosa di valore equivalente: considerato il vantaggio competitivo che avrebbero i francesi in Italia, dovrebbero quantomeno cedere come contropartita sportelli in Francia. Secondo le informazioni filtrate sinora, pare comunque che se si chiudesse un accordo con l'Antitrust ora, il negoziato per l'asset swap tra Intesa e Agricole avrebbe comunque tempi più lunghi.