Fiat: in Russia alleanza globale
L'investimento complessivo sarà di 2,4 miliardi di euro.
Antonella Scott
Da soli - ammetteva l'estate scorsa Gherman Gref, presidente di Sberbank - i russi non potrebbero mai investire il necessario per colmare il gap tecnologico con le compagnie occidentali. All'epoca si riferiva alla tentata acquisizione di Opel: fallita quella, per rimettere in piedi l'industria automobilistica nazionale i russi si sono rivolti altrove. Renault per Avtovaz, primo produttore nazionale. E ieri, per rilanciare la Sollers di Naberezhnyje Chelny, in Tatarstan, hanno ritrovato la Fiat, che con la benedizione di Vladimir Putin e di Sergio Marchionne ha creato una joint venture che intende arrivare a produrre nel 2016 fino a 500mila vetture all'anno. Sarà il secondo gruppo automobilistico in Russia, un investimento complessivo stimato in 2,4 miliardi di euro, prestiti agevolati a lungo termine erogati in Russia con garanzie del Governo Putin. Fiat contribuirà con 210 milioni di euro in proprietà intellettuale, il valore dei modelli e della tecnologia per realizzarli. «Questa è una delle più grandi alleanze siglate dal nostro gruppo, in uno dei mercati a più alto potenziale», ha detto l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Marchionne. La Russia dopo il Brasile, come l'India, e la Cina: «Questa partnership si inserisce nella strategia di rafforzamento internazionale di Fiat e Chrysler», ha detto ancora Marchionne. Che nello stesso tempo, in una lettera al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ha confermato la piena disponibilità di Fiat a collaborare con il Governo italiano per garantire il futuro dello stabilimento di Termini Imerese: l'impegno a trovare una soluzione per lo stabilimento siciliano quando cesserà la produzione di automobili, a fine 2011, anche nell'ipotesi di una riconversione nel settore dell'automotive. «Il 2010 sarà un anno duro - ha detto Marchionne in Russia commentando la decisione di non prorogare gli incentivi per il settore auto - ma la Fiat sarà capace di affrontarlo».
In Russia, i primi passi di Fiat fanno ripensare agli anni 60, gli accordi per creare il grande stabilimento di Togliatti. In realtà, come ha ricordato Marchionne, la presenza del gruppo italiano in Russia risale a quasi cento anni fa: 1913, quando venne aperta a Mosca una concessionaria, Marek. Cinque anni fa, l'inizio della partnership con Sollers, ex Severstal, fino alla «svolta» di ieri, come l'ha definita Marchionne: «Il Lingotto vuole giocare un ruolo da protagonista». È una scommessa sulle capacità di ripresa di un mercato in cui in gennaio le vendite di nuove auto, su base annua, sono diminuite del 37%, ma in cui Fiat prevede di vendere 3,4 milioni di automobili entro il 2016. «Siamo qui per far ripartire l'industria di questo paese», ha detto Marchionne.
Fiat e Sollers produrranno nove nuovi modelli (segmenti C, D e Suv), sei dei quali basati su una nuova piattaforma globale Fiat-Chrysler. Si prevede di destinarne all'esportazione il 10%, e l'attuale stabilimento Sollers di Naberezhnyje Chelny, spiega un comunicato congiunto, verrà ampliato con nuovi impianti produttivi e un parco tecnologico per la produzione di componenti, in modo da «gestire in autonomia l'intero processo», ha detto Marchionne. «Il piano per la creazione di una joint venture di queste dimensioni - ha aggiunto l'amministratore delegato di Sollers, Vadim Shvetsov - riflette la nostra fiducia nel mercato automobilistico russo. Creando un polo specializzato nello sviluppo e nella produzione di veicoli Fiat e del Gruppo Chrysler, saremo in grado di offrire ai nostri clienti i prodotti più moderni nei vari segmenti di mercato, per arrivare a una posizione di leadership».
A Naberezhnyje Chelny Putin ha ricordato come l'accordo di ieri sia nato in novembre, durante la visita di Silvio Berlusconi a San Pietroburgo. I progetti del resto non finiscono qui, e Marchionne ha ricordato l'intenzione di produrre in Russia jeep con Chrysler: «L'avevo promessa a Putin - ha detto - e oggi l'ho confermato».