«La Russia diventerà player mondiale dei cereali»

Il ministro russo dell’Agricoltura al vertice Fao di Roma: «Dopo quello del gruppo Cremonini, siamo pronti a sostenere altri investimenti italiani».

Gerardo Pelosi
ROMA
L'obiettivo potrebbe apparire fin troppo ambizioso, ma si sposa perfettamente con la politica nazionalista del tandem Putin-Medvedev. Trasformare la federazione russa nel principale "player" di cereali al mondo, raddoppiando le esportazioni nei prossimi 15 anni fino a 40 milioni di tonnellate. È a questo traguardo che lavora, lontano dai riflettori ma con ferrea determinazione, il nuovo ministro dell'Agricoltura del governo Putin, Elena Skrynnik, 47 anni, economista. Nel marzo scorso ha preso il posto di Alexei Gordeyev che per quasi dieci anni, prima di diventare governatore della regione di Voronezh, ha cercato di attenuare gli effetti della riforma agraria incompiuta dei primi anni '90.
«I problemi non mancano - spiega subito il ministro Skrynnik, negli scorsi giorni a Roma per il vertice Fao – ci sono infrastrutture che devono essere modernizzate, dobbiamo lavorare per sostituire alimenti che oggi importiamo come carne e latte, ma il primo problema è quello dell'autosufficienza e l'Italia, sotto questo aspetto, resta per noi un partner strategico per la fornitura di macchinari e per gli investimenti diretti, come l'ultimo del gruppo Cremonini a Odinzovo». Per i cereali il discorso è diverso. La Skrynnik anticipa il dato dell'ultima produzione: 103 milioni di tonnellate. Di queste, circa 77 milioni serviranno al consumo interno, mentre circa 20 sono destinate alle esportazioni. Una quota che viene assorbita oggi dall'Egitto, dalla Turchia e da altri Paesi del Nord Africa e che, secondo le stesse stime della Banca mondiale potrebbe, nel giro di 15 anni, raddoppiare. Ma a patto di introdurre moderne tecnologie, fertilizzanti e riportando alla produzione terre abbandonate.
Il problema centrale restano però gli investimenti, come sa molto bene il ministro Skrynnik che, dal dicembre del 2001 come direttore generale della società statale di agro-leasing Rosagroleasing, ha avuto modo di verificare l'efficacia del leasing federale per l'investimento pubblico nel settore agricolo, stabilendo efficaci meccanismi di rimborso e reinvestimento con 76 amministrazioni locali per la fornitura di attrezzature agricole e bestiame. Altro problema quello degli investimenti esteri. Nel 2007 la Black earth Farming Ltd, una delle principali aziende agricole russe che coltiva e produce nelle regioni sud-occidentali delle fertilissime terre nere (Cernozem), si è finanziata sulla Borsa svedese (almeno 170 milioni di euro) per mettere a coltura 500mila ettari di terra.
«I contadini russi – aggiunge la Skrynnik - già oggi si avvalgono di macchinari italiani, molti mezzi sono dell'Iveco e in futuro questa collaborazione aumenterà; ma anche sul fronte degli investimenti supportiamo al massimo tutti i progetti italiani». Ultimo in ordine di tempo quello del gruppo Cremonini. La scommessa, peraltro in un momento di crisi, è di aprire un nuovo stabilimento su un'area di 25mila metri quadri a Odinzovo, alle porte di Mosca, dando lavoro a 400 addetti per la produzione industriale di hamburgher per tutti i Mc Donald's del Paese.
Sulla carne l'obiettivo della federazione russa è di aumentare la quota di produzione nazionale per avvicinarsi all'autosufficienza. Nell'ultimo anno dal 68% si è arrivati al 75% ma si punta all'85%. Se per carne e latte ci vorrà ancora del tempo, il riaffacciarsi della Russia sul grande mercato mondiale dei cereali sta suscitando reazioni contrastanti. C'è chi guarda con favore a un aumento della produzione di cereali in Russia per i benefici effetti sui prezzi e per l'aiuto che la Federazione potrà dare alle strategie della Fao per la sicurezza alimentare nelle aree povere del mondo. Ma c'è anche chi è preoccupato dalla prospettiva di dover dipendere in futuro dai generi alimentari russi così come oggi dipende dalle sue fonti di energia, che rappresentano uno strumento molto forte di condizionamento geopolitico. Da quel che trapela, anche Kazakhstan e Ucraina avrebbero le stesse ambizioni russe per i cereali. E non è chiaro se l'accordo tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan per un ingresso coordinato nella Wto stia vacillando proprio in vista di una nuova competizione tra ex repubbliche sovietiche. Ma se si cerca di avere dettagli sulla strategia di Mosca per l'ingresso nella Wto (con il Doha round in stallo proprio sui sussidi agricoli) il ministro Skrynnik si limita a dire: «Non dipende da noi, operiamo in maniera coordinata con Minsk e Astana».