L'Obama di Volgograd

Per la prima volta un nero si candida alle elezioni: per vincere le provinciali ha anche chiesto consiglio al presidente americano

Nero e candidato alle elezioni, il soprannome hanno fatto presto a darglielo: l'Obama di Volgograd. Ma la Russia non è l'America, e non c'è ancora "yes we can" che tenga.
Joaquim Crima, 37 anni, cittadino russo originario della Guinea-Bissau, è in corsa per la guida del distretto di Srednayaya Akhtuba, regione di Volgograd. Le candidature per il voto dell'11 ottobre si sono aperte ufficialmente sabato, i cartelloni pubblicitari sono già pronti. Foto in camicia bianca e cravatta sportiva, sullo sfondo un fiume serpeggiante, e la scritta: Vasily Crima, nuovo presidente del distretto. Vasily Ivanovich è il nome che questo ragazzo arrivato 12 anni fa da Bolama, città dell'ex colonia portoghese africana, ha adottato nella sua nuova patria, che adesso sfida a misurare il proprio grado di democrazia. «Ho l'occasione di migliorare le cose e sento il dovere di farlo», ha dichiarato.
Joaquim Crima (a destra) si è fatto battezzare con il nome russo di “Vasilij” per essere ancora più vicino all’elettorato di Volgograd...Per il momento, nessuna battaglia razziale da sbandierare. Crima, anzi, non si sente imbarazzato nel ricorrere agli stereotipi razziali: «Voglio rendere migliore la vita di quelli che considero miei compatrioti. Sono pronto a lavorare dal mattino alla sera per risolvere i loro problemi. In altre parole, sono pronto a lavorare duro come un negro». Senso dell'umorismo? «Se i russi sono abituati a chiamare negri le persone di colore, allora bene. Non mi sento per nulla offeso, perché devi essere orgoglioso di ciò che sei», ha spiegato.
La sfida è lanciata, e Crima non si sente neppure intimidito dalle solite minacce razziste. Ma «c'è l'impressione si stia prendendo in giro da solo, dicendo "Sono l'Obama russo"», commenta Viktor Sapozhnikov, a capo della commissione elettorale distrettuale. In realtà Crima è restìo ai paragoni con il presidente americano. Però - ammette - qualche parallelo tra le situazioni rimane, e forse per questo ha scritto una lettera chiedendo l'appoggio dell'inquilino alla Casa Bianca. «Il processo è già cominciato», spiega il neo candidato riferendosi all'ascesa dei politici neri nelle società a lungo governate da uomini bianchi. «Prima o poi la Russia sarà pronta».
Crima, che vive con la moglie armena e il figlio di nove anni, è arrivato in Russia quando il regime sovietico esalava gli ultimi respiri. Ha studiato all'università di Volgograd, parla un russo colto e fluente, ma a dispetto della sua istruzione si trova a guadagnarsi da vivere vendendo cocomeri. Per i detrattori la sua corsa potrebbe spingere gli elettori a gettare via i voti per il solo gusto dello scherzo, o per un atto di protesta contro il sistema politico russo. «Lasciamo decidere la gente», è il nuovo "yes we can" che viene dall'est.
D. Aq.