Da Intesa Sanpaolo 100 milioni al fondo Cei per le famiglie
Almeno 30-35mila sono i nuclei familiari in difficoltà che potranno accedervi (dovranno avere a carico almeno 3 figli o un disabile)
Carlo Marroni
ROMA
È un primo esempio di quell'economia del dono di nuova generazione, in qualche modo ipotizzata dal Papa nell'enciclica Caritas in Veritate. Un microcredito (pure elogiato da Benedetto XVI) in soccorso delle famiglie in difficoltà che per effetto della crisi rischiano di andare a chiedere la carità o finire in mano agli usurai. Il Fondo Cei per la famiglie in crisi – ideato insieme all'Abi – sta per partire, con un nuovo obiettivo: sfiorare i 250 milioni, rispetto ai 180 fissati due mesi fa, grazie al contributo singolo di Intesa Sanpaolo che sarà di 100 milioni, rispetto ai circa 40 che le sarebbero toccati come impegno nell'ipotesi iniziale. Banca Intesa – che agirà attraverso Banca Prossima ("braccio" del gruppo nel sociale, nata nel 2008 e tra l'altro depositaria per tutto il sistema dei fondi Cei di garanzia) agirà sul territorio attraverso l'associazione Vobis, Volontari Bancari per le iniziative nel sociale: 200 "credit angels", pensionati ed esperti di finanza, che metteranno a disposizione la loro professionalità alle famiglie in difficoltà. Insomma, una campagna a tutto campo di sussidiarietà e solidarietà di nuovo conio, che è stata presentata dal segretario generale della Cei, Mariano Crociata – artefice dell'iniziativa insieme al presidente, cardinale Bagnasco – e dall'a.d di Intesa, Corrado Passera.
Le famiglie (regolari, non coppie di fatto) in difficoltà che potranno accedere al prestito dovranno avere almeno 3 figli a carico (o un disabile) in cui l'unica fonte di reddito viene a mancare: la stima è di almeno 30-35mila nuclei in Italia. Dietro segnalazione delle parrocchie la Caritas convoglierà le istruttorie alle banche sul territorio, che dopo una auspicabile rapida istruttoria erogheranno il prestito – "Prestito della Speranza" – senza naturalmente applicare i tradizionali parametri bancari a maglie strette, ma solo – è stato assicurato – un esame sulle persone e la loro integrità morale. La cifra erogata sarà di 6mila euro annuali in rate bimestrali rinnovabili per anno e restituibili in un massimo di cinque anni al tasso che ora è del 4,5 per cento. La Cei offre all'operazione una garanzia di un fondo di 30 milioni, provenienti dalla colletta nazionale del 31 maggio (ma quanto è stato raccolto davvero non è ancora noto). Intesa, quindi, si impegna a moltiplicare per dieci la garanzia Cei, rispetto alle altre banche, che moltiplicano per sei: «Non sappiamo cosa faranno le altre banche, ma si tratta di un modello esportabile negli altri paesi». Per Passera «è un meccanismo assolutamente nuovo e di grande efficienza oltre che efficacia, perché mette al meglio l'utilizzo del dono e lo moltiplica attraverso il Fondo di garanzia».
Per l'amministratore delegato di Banca Prossima, Marco Morganti, «la sfida delle banche è quella di valutare la gente che non ha accesso al credito»: infatti il prestito – ha spiegato – è una esperienza innovativa perché viene data precedenza agli investimenti delle famiglie a favore dei figli, senza escludere le altre esigenze. Le famiglie, in tempo di crisi, stanno infatti tagliando le spese per lo studio dei figli, le visite specialistiche e le vacanze. Con questa iniziativa «si cerca di evitare che un'idea malintesa di risparmio familiare metta a rischio il diritto costituzionalmente garantito dei giovani meno abbienti di realizzarsi nella società». Per Crociata l'operazione risponde a un nuovo paradigma di aiuto alle famiglie in una fase in cui si fanno più evidenti in Italia le conseguenze della crisi, «che nei prossimi mesi accentuerà i suoi effetti».