I grandi gruppi svizzeri rilanciano sull'Italia

Lino Terlizzi
 
«Si, puntiamo a nuove acquisizioni in futuro. L'Italia per noi e uno dei mercati principali e qui vogliamo costruire un nuovo polo di biotech e tecnologie medicali». Con calma ma con determinazione, Jacques Theurillat, braccio destro dell'imprenditore italo-svizzero Ernesto Bertarelli, parla dei piani di espansione nella Penisola. Theurillat e chief executive officer del fondo di investimento Ares Life Sciences, che ha la sua base a Ginevra e che e lo strumento attraverso cui la famiglia Bertarelli sta tessendo rapidamente la tela di un nuovo gruppo europeo del biotech.
Ares Life Sciences nei mesi scorsi e diventata il primo azionista della italiana Esaote. Nella società genovese Ares e entrata in alleanza con Intesa Sanpaolo ed insieme al gruppo bancario ha tentato anche di aggiudicarsi la Sorin. Questi negoziati non sono andati a buon fine, ma il fondo dei Bertarelli non intende fermarsi. «E vero che all'interno del sistema Italia – dice Theurillat – ci sono alcuni problemi, tra cui una certa burocrazia ed una insufficiente politica industriale. Ma ci sono anche molti aspetti positivi, tra cui punte di eccellenza nella ricerca e nella innovazione. Stiamo studiando altre operazioni».
Ares Life Sciences e uno degli esempi dell'interesse verso l'Italia che rimane da parte di imprese e gruppi elvetici, nonostante i contrasti tra Berna e Roma attorno a segreto bancario e scudo fiscale e nonostante la diffidenza che ogni tanto torna a fare capolino tra i due Paesi. Il fiume dell'economia segue il suo corso ed altre imprese svizzere confermano i piani di espansione, come e emerso nel convegno organizzato ieri a Milano dalla Camera di Commercio Svizzera proprio sul tema "Investire in Italia".
Il gruppo Alpiq (ex Atel), attivo nel settore energia, ribadisce la volontà di ampliare la presenza sul mercato italiano. Il gruppo Abb, colosso delle tecnologie per l'energia e dell'automazione industriale, punta all'espansione con un mix di crescita per linee interne ed acquisizioni.
«In Italia ci siamo da sempre – dice Gian Francesco Imperiali, presidente del ramo italiano Abb Spa – e recentemente abbiamo attuato una nuova acquisizione. Devo dire che le turbolenze tra Italia e Svizzera noi non le abbiamo sentite, confermiamo i nostri piani».
Il gigante farmaceutico Novartis, dal canto suo, ha incrementato gli investimenti nella ricerca in Italia. Il maxi-gruppo della assicurazioni Zurich, pure presente da molto tempo in Italia, non intende fare passi indietro in Italia, anzi. Ed ancora c'e il gruppo Swisscom, ex monopolista elvetico delle telecomunicazioni, che con la controllata Fastweb vuole procedere a nuovi investimenti tecnologici in Italia.
Che il sistema Italia non sempre sia sufficientemente ricettivo nei confronti degli investimenti esteri e vero, come ricordano il vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei e l'economista della Bocconi Fabrizio Onida, relatori al convegno. Ma entrambi ricordano anche la forza e la resistenza, nonostante tutto, di un tessuto economico italiano che rimane largamente centrato sul manifatturiero, a differenza di molti altri.
«Sappiamo bene – dice Giorgio Berner, presidente della Cdc Svizzera – che nel quadro italiano convivono luci ed ombre anche per quel che riguarda la capacita di attrarre gli investimenti esteri. Registriamo comunque che dalla Svizzera il flusso non si interrompe».