Per la Inalca di Cremonini è in Russia la nuova frontiera

L'investimento è stato di 100 milioni, in totale autofinanziamento - Il ministro Zaia: lavorando bene, si possono aggredire i mercati.

Vladimir Sapozhnikov
MOSCA
La Russia punta a una maggiore indipendenza agroalimentare, ma terrà le porte aperte ai prodotti genuini italiani di alta qualità. Lo ha dichiarato ieri il ministro dell'Agricoltura russa, Elena Skrynnik, che assieme al ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, hanno inaugurato nei dintorni della capitale russa un nuovo maxi complesso produttivo e distributivo di Inalca (gruppo Cremonini e Jbs), che oltre a gestire la distribuzione tra oltre mille clienti russi di 1.600 prodotti della tradizione alimentare italiana, produrrà anche degli hamburger per i fast food della catena McDonald's.
«Questo impianto – ha dichiarato Zaia – rappresenta un importante segnale per il made in Italy considerando che vi saranno distribuiti 1.600 prodotti d'eccellenza italiana ed è la dimostrazione che lavorando bene, si può per così dire aggredire i mercati esteri con i nostri prodotti». L'internazionalizzazione è «il vero business dell'agricoltura italiana» e Zaia ha rinnovato l'impegno del governo di Silvio Berlusconi di «accompagnare gli imprenditori italiani nei loro investimenti all'estero». In questo contesto Zaia ha affrontato con la collega russa, Skrynnik, il delicato argomento delle esportazioni verso la Russia dei vini italiani, che in seguito alla costituzione dell'Unione doganale tra la Russia, la Bielorussia e il Kazakhstan avevano incontrato delle difficoltà alle dogane russe.
Luca ZaiaIl vino italiano sul «mercato russo non mancherà», ha sottolineato Zaia, dopo aver ricevuto ieri dalla Skrynnik delle assicurazioni secondo cui entro settembre tutto sarà definito. «I colloqui a Mosca sono volti a incrementare ulteriormente gli interscambi commerciali tra Russia e Italia, rimuovendo le barriere tariffarie e burocratiche e affinando i protocolli sanitari», ha dichiarato Zaia, sottolineando anche il fatto secondo cui «il fermo può anche diventare una grande opportunità», dal momento che la luce verde che sarà accesa dalle dogane russe davanti ai prodotti italiani non riguarderà più soltanto ed esclusivamente la Russia, bensì i territori doganali della Bielorussia e del Kazakistan, un mercato di 170 milioni di abitanti e dal «potenziale d'acquisto pauroso».
Il nuovo complesso industriale di Inalca, presente in Russia sin dal 1985, comprende una delle più grandi e moderne piattaforme logistiche e produttive della Russia. L'investimento nel nuovo complesso (26mila metri quadrati e 400 dipendenti) è stato di 100 milioni di euro, completamente autofinanziati. Per Luigi Cremonini, fondatore di Inalca e presidente del gruppo Cremonini «l'investimento rappresenta un fondamentale passo in avanti nell'integrazione tra l'agricoltura russa e italiana, le cui filiere agroalimentari hanno molti punti di contatto e di sinergia». Nel 2009 Inalca attraverso la controllata "Marr Russia" ha realizzato ricavi per 140 milioni di euro, mentre con l'entrata a regime del nuovo stabilimento, la società prevede di raggiungere, nel 2010, un fatturato di circa 180 milioni.