Crédit Agricole al bivio su Intesa
Generali e i francesi hanno perfezionato «la risoluzione consensuale» dell'accordo di consultazione relativo al gruppo guidato da Corrado Passera.
Riccardo Sabbatini
Il patto tra Generali e Crédit Agricole su Intesa Sanpaolo è stato sciolto consensualmente. La decisione, presa martedì notte tra i due ex partner, è stata formalizzata ieri da una breve nota della compagnia italiana. E dunque, come nelle previsioni, il Leone triestino si è sfilato dall'intricata vicenda che coinvolge la banca francese e quella italiana in una complicata partita a scacchi con l'Antitrust.
Le Generali avevano sottoscritto il patto a fine aprile dello scorso anno per fare un piacere - fu detto - all'istituto transalpino che intendeva trasformare in strategica la sua partecipazione in Intesa (5,8%) così da evitare un'ingente svalutazione nei suoi conti. Ma, probabilmente, era stata sottovalutata la reazione dell'autorità garante del mercato. Questa considerò violati gli impegni assunti da Banca Intesa per conto dell'istituto francese a mantenere un'assoluta estraneità nella sua corporate governance. E poiché era stato proprio la banca di Corrado Passera ad esporsi in prima persona con il regulator, l'istruttoria per inottemperanza si è rivolta proprio nei suoi confronti con la minaccia di una multa salata (almeno 500 milioni). Il contenzioso si è poi arricchito di un altro capo d'accusa, la mancata discesa della partecipazione del Crédit Agricole sotto la soglia del 2 per cento (anch'esso un impegno assunto direttamente da Intesa).
Domani l'Antitrust conclude la sua istruttoria e prenderà le sue decisioni. La prima imputazione (il patto) è caduta, ma rimane la seconda (la quota azionaria). È stato individuato un percorso ma rimangono da sciogliere diversi nodi. Ieri l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha comunque ostentato ottimismo. «Mi sembra – ha detto – che qualcosa si muova nella direzione giusta».
Quanto allo scioglimento del patto la data di decorrenza (il 19 marzo) va messa in relazione con la riunione del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che convocherà l'assemblea degli azionisti per il rinnovo del consiglio di sorveglianza. Per quella data, insomma, le Generali vogliono avere le mani libere sulle loro azioni di Intesa per poter presentare una lista elettorale e contribuire ad eleggere il nuovo consiglio di sorveglianza nel quale hanno diritto a due poltrone. E, a proposito di date, va tenuto presente che il 25 febbraio Credit Agricole renderà noti i dati dello scorso esercizio. Per quella data il patto sarà ancora in vigore e la partecipazione, formalmente, ancora strategica. Ma, certamente, non potrà essere ignorata la decisione presa ieri. Senza l'accordo parasociale la banca francese non potrà dimostrare alcuna influenza strategica su quella italiana così da evitare la svalutazione della quota. Al contempo, poiché non ha venduto le azioni, rimane il rischio della sanzione Antitrust. Se non si trova in fretta si rischia una Waterloo per tutti. Tranne che per le Generali.