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Intesa chiude con State Street 07 gen 10
«Prossima tappa è Fideuram» - Gilli: valorizzato l'asset al meglio Plusvalenza di 740 milioni.
Monica D'Ascenzo
MILANO
Intesa Sanpaolo, come da programma, chiude prima della fine dell'anno la cessione di ramo di attività di securities services a State Street. L'annuncio ufficiale è arrivato ieri: il gruppo statunitense rileva le attività italiane e lussemburghesi del gruppo italiano per un corrispettivo di circa 1.750 milioni di euro, di cui circa 1.280 milioni relativi al solo avviamento. L'operazione si inserisce nel quadro delle annunciate azioni di capital management, che comprendono dismissioni totali o parziali, partnerships, quotazioni, riguardanti attività non strategiche per l'ulteriore rafforzamento dei coefficienti patrimoniali di Intesa Sanpaolo. «La cessione del ramo di attività che abbiamo annunciato oggi nasce da lontano. Non è stata fatta solo per migliorare i nostri ratio patrimoniali, anche se rientra nel piano annunciato dal gruppo, ma ha un senso strategico perché si tratta di un'area che non è parte del nostro "core business", richiede investimenti sempre più importanti a livello tecnologico e che allo stesso tempo vede in prospettiva una caduta dei margini a causa dell'aumento della competizione», commenta Giovanni Gilli, responsabile operazioni straordinarie e progetti speciali, l'unità costituita nel 2007 dopo la fusione Intesa Sanpaolo che ha concluso circa 35 operazioni all'interno del gruppo per oltre 20 miliardi di controvalore.
La cessione riguarda un ramo di attività che comprende Intesa Sanpaolo Servizi Transazionali e Sanpaolo Bank Luxembourg. Sono, invece, escluse dall'operazione le attività di custodia e regolamento dei titoli italiani, genericamente indicate come Local Custody, perché interconnesse con i servizi di intermediazione offerti alla clientela. «L'acquisizione siglata oggi rappresenta una tappa significativa nella strategia di State Street di affermarsi come provider globale», ha dichiarato Ronald E. Logue, chairman e ceo di State Street. «Con l'aggiunta dei servizi finanziari di Intesa Sanpaolo rafforzeremo la nostra capacità di fornire servizi ad alto valore agli investitori istituzionali di tutto il mondo e di generare valore di lungo periodo per i nostri azionisti e dipendenti».
Al ramo ceduto sono riconducibili titoli in custodia e amministrazione per un valore di mercato di circa 350 miliardi di euro, ricavi per circa 300 milioni di euro annui (di cui circa 200 milioni di commissioni e circa 100 milioni di margine d'interesse), un risultato della gestione operativa di circa 170 milioni annui e un utile netto di circa 120 milioni annui. «Intesa Sanpaolo aveva costruito una posizione domestica molto forte ma con un respiro futuro limitato a livello internazionale, considerato che i leader mondiali hanno dimensioni 20 volte le nostre. Inoltre il settore sta vivendo un consolidamento di dimensioni globali. In un tale contesto abbiamo pensato di valorizzare al meglio la nostra posizione di forza sul mercato italiano, nata a seguito della fusione delle attività nel settore di Intesa e del Sanpaolo. La gara per la cessione è cominciata lo scorso anno, ma la crisi finanziaria ha rallentato i tempi dell'operazione. Nell'estate di quest'anno sono riprese le trattative, che hanno portato alla cessione delle attività annunciata ieri» commenta Gilli.
Il perfezionamento dell'operazione si tradurrà per il gruppo guidato da Corrado Passera in una plusvalenza lorda di circa 740 milioni di euro e in un recupero dell'avviamento di circa 540 milioni di euro, con un effetto positivo di circa 37 centesimi di punto sul coefficiente patrimoniale Core Tìer 1. «Si tratta della seconda grande operazione nell'ambito delle iniziative di capital management - continua Gilli - dopo la cessione del 50% di Findomestic a Bnp Paribas. Adesso lavoreremo al terzo pilastro del nostro programma, che dovrebbe essere un'operazione di capital management su Fideuram. Non sono state ancora prese decisioni formali dai consigli, ma è stato mostrato un interesse importante sull'ipotesi di Ipo di Fideuram, e a riguardo abbiamo già avviato alcuni studi di fattibilità. La nostra sfida del 2010 sarà, quindi, far riscoprire il valore di Fideuram al mercato». Su quest'ultimo fronte Gilli sottolinea inoltre: «È prematuro dire quali saranno i tempi dell'operazione, ma in fasi di mercato come questa sarebbe probabilmente già un'operazione percorribile, grazie ad una certa riduzione della volatilità dei listini. Comunque sarà un'operazione che potrebbe indicativamente avvenire a metà del 2010, sempre però in relazione alle tendenze dei mercati». Infine Intesa Sanpaolo ha allo studio il dossier Delta, su cui Gilli si limita a commentare: «Abbiamo fatto un lavoro importante di approfondimento e abbiamo individuato una serie di problematiche all'interno del gruppo. Non abbiamo comunque scartato le ipotesi di valorizzazione almeno di una parte delle attività. Ipotesi che qualora dovessero svilupparsi, avranno una valenza industriale ma non prevederanno in alcun modo una qualsiasi assunzione di rischio da parte di Intesa Sanpaolo per le attività passate del gruppo Delta".
Intesa Sanpaolo è stata assistita nell'operazione annunciata ieri da Rothschild e Banca Imi in qualità di advisor finanziari, da McKinsey&Company in qualità di consulente industriale e da Pedersoli e Associati in qualità di consulente legale. State Street, invece, è stata affiancata dallo studio legale Freshfields.