Porte aperte a Kiev nella Nato

Il vice presidente rassicura Yushchenko: il «reset» nelle relazioni con Mosca non avverrà a spese delle ex repubbliche sovietiche

Dario Aquaro
«Benvenuto in Ucraina, paese europeo dove la democrazia regna». Nell'accogliere ieri il vicepresidente americano Joe Biden, il presidente Viktor Yushchenko non ha fatto solo gli onori di casa, ha voluto far capire che quella casa ha bisogno di un sostegno, per resistere.
Nel secondo giorno di visita in quel che Mosca continua a considerare il proprio "giardino di casa", Biden ha dovuto affrontare le questioni che più premono al capo di stato ucraino: l'indipendenza e le alleanze. Il timore espresso da Yushchenko è infatti che il "reset" annunciato da Barack Obama due settimane fa a Mosca possa avvenire a spese di Kiev: che, cioè, i tentativi annunciati di ricucire i rapporti con la Russia precludano l'appoggio degli Stati Uniti alle ex repubbliche sovietiche. In particolare, Ucraina e Georgia, le due tappe della visita diplomatica del vicepresidente americano, che oggi volerà a Tbilisi per la seconda parte della missione.
Non è così. «Assicuro al presidente e a tutta la popolazione - ha risposto Biden - che nulla avverrà a spese dell'Ucraina». Di più, «consideriamo l'Ucraina un partner europeo fondamentale». Yushchenko, salito al potere nel 2004, è impegnato da tempo - nonostante i dissidi con il premier Yulia Tymoshenko - a guidare il paese verso un'integrazione europea. E verso l'ingresso nell'Alleanza atlantica. Una posizione programmatica in vista delle elezioni presidenziali del 17 gennaio, ma anche una scelta che gli Stati Uniti «appoggiano fortemente». «Nessuno ha diritto di dettare a voi o ad altri stati quali relazioni bilaterali avere o a quali alleanze partecipare», ha chiarito Biden. Le porte della Nato rimangono aperte. Yushchenko l'ha presa larga: «Viviamo in un mondo difficile, l'integrità territoriale, la sovranità, le libertà dipendono dalle nostre relazioni con i vicini». Su quelle relazioni si è arenato il dialogo con il premier Tymoshenko, un tempo alleata nella "rivoluzione arancione" del 2004, ma l'obiettivo del presidente ucraino rimane lo stesso: non essere preda di Mosca. «La miglior risposta alle politiche della sicurezza - ha commentato con Biden - è sviluppare il dialogo euroatlantico».
Sul fronte energetico, Yushchenko ha chiesto agli Stati Uniti di investire nel sistema ucraino di distribuzione del gas, snodo importante per le forniture verso l'Europa, e ha sottolineato la crescente debolezza delle infrastrutture. Quello dell'energia è un altro capitolo aperto nelle relazioni di Kiev con Mosca. Per bocca del portavoce del ministro degli Esteri, Andrei Nesterenko, il Cremlino si è augurato che i contatti tra Stati Uniti e Ucraina siano trasparenti e non comportino «giochi dietro le quinte e a scapito di interessi altrui». Il tasto "reset" non è ancora stato premuto.