Promosso Ivanov, erede «falco» di Putin
Il capo di stato maggiore russo Balujevskij minaccia il ritiro dal Trattato Inf sul controllo dei missili nucleari a medio raggio
Vladimir Sapozhnikov
MOSCA
Improvviso cambio della guardia al vertice del Governo della Russia, che si prepara alle elezioni presidenziali del 2008. Il presidente Vladimir Putin ha promosso ieri alla carica di primo vicepremier uno dei suoi più stretti alleati e uno dei politici più accreditati alla presidenza, Serghej Ivanov, che viene liberato dalla carica di ministro della Difesa «per concentrarsi sulla risoluzione di una vasta gamma di problemi economici nei settori legati non solo alla difesa, ma anche all'industria civile». Una decisione a sorpresa di Putin, che in questo momento di forti tensioni tra la Russia e gli Stati Uniti ha affidato la guida del ministero della Difesa ad Anatolj Serdukov, personaggio poco conosciuto anche in Russia, che negli ultimi tre anni aveva gestito il Servizio tributario russo.
Putin ha definito «degno di ogni lode» l'operato di Ivanov, che dopo la sua nomina a capo di dicastero militare nel marzo del 2001 «è riuscito a fermare il degrado post-sovietico delle forze armate e a lanciare una riforma militare, volta a trasformare l'esercito russo in una forza moderna, dinamica e compatta». Ivanov, 54 anni, aveva lavorato insieme a Putin per oltre due decenni al Kgb, ora Servizio federale per la sicurezza statale, ed è considerato da molti analisti russi e internazionali "molto più falco" del parigrado Dimitrij Medvedev, carismatico primo vicepremier, presidente di Gazprom e già capo dell'amministrazione presidenziale del Cremlino. Ci si aspetta che entrambi si presenteranno come candidati alle presidenziali russe dell'anno prossimo, lasciando poco o niente spazio ai rappresentanti dell'opposizione.
«Ci siamo messi d'accordo con il primo ministro, Mikhail Fradkov - ha detto Putin - per allargare la sfera delle responsabilità di Ivanov, che oltre a occuparsi dei problemi del complesso militare-industriale, dovrà coordinare il funzionamento di alcuni settori civili dell'economia nazionale», ha dichiarato Putin, secondo cui Ivanov dovrà trasferire «idee e tecnologie innovative, accumulate dall'industria per la difesa, nei settori civili dell'economia russa». Ivanov dovrà mettere una parte delle tecnologie militari al servizio dell'economia russa e accelerare la riconversione di alcune industrie militari: nel 2007 in Russia dovranno essere privatizzate circa 60 ex società del complesso militare-industriale. Inoltre Ivanov dovrà controllare la costituzione delle sinergie tra i maggiori gruppi statali: ieri il colosso Gazprom, tramite la propria banca Gazprombank, ha siglato un accordo di cooperazione strategica con la società statale Tekhsnabexport, che esporta in tutto il mondo tecnologie nucleari russe, uranio e altri materiali fissili.
Alla ricerca di una chiave per interpretare il rimpasto di Putin, si potrebbe osservare che l'allargamento delle responsabilità di Ivanov alla sfera civile potrebbe servire per rafforzare il suo "curriculum" in vista di una candidatura. Ma a Mosca diversi osservatori leggono la nomina di Putin come un segnale all'Occidente di un rafforzamento della componente militare nella politica russa, in seguito al discorso di Monaco. Ad alzare ancor più il tono del confronto ha pensato il generale Jurij Balujevskij, capo di stato maggiore russo, secondo cui Mosca potrebbe ritirarsi unilateralmente dall'accordo con gli Stati Uniti del 1987 per la riduzione del numero dei missili nucleari di media e corta gittata (Inf Treaty), qualora Washington dovesse accelerare l'installazione nell'Est Europa dello "scudo stellare", un sistema antimissile che per il Cremlino minaccia di mettere a rischio la sicurezza della Russia, e al quale il Governo polacco ieri ha dato un primo assenso. Le ragioni per ritirarsi dall'accordo, ha detto Balujevskij, ci sono: «Sono molti i Paesi che stanno sviluppando missili a medio raggio».