Made in Italy per stilisti russi
Antonella Scott
Aurora, a Pietroburgo, e l'incrociatore che saluto l'inizio della Rivoluzione d'ottobre; Aurora e la principessa della Bella addormentata di Tchajkovskij, e la luce in cui si avvolge la città nelle notti di maggio e giugno. Principio, risveglio: l'idea che hanno voluto trasmettere gli organizzatori della prima settimana della moda a Pietroburgo, Aurora Fashion Week, chiusa il 23 maggio.
Ma ogni inizio e una sfida. «Gli stilisti russi sono avventurosi, amano andare oltre e non hanno paura», sorride Manish Arora, il guru della moda indiana venuto a dare il proprio sostegno a un mondo che muove i primi passi. Alcuni brand, come Arsenicum di Dmitrij Loginov, sono arrivati da Mosca, già conosciuti in un mercato più maturo. Altri, come l'ucraina Lilja Poustovit, sono qui alla ricerca di "nuove impressioni", per quasi tutti questo e il primo show a Pietroburgo: Leonid Alekseev, Chari, Viva Vox, Konstantin Gayday. Nomi gia affermati in Russia, sconosciuti all'estero. «Qui sta nascendo una nuova creatività - spiega Tatiana Souchtcheva, fondatrice con Roberto Chinello di Società Italia, partner di Aurora Fashion Week - ma gli stilisti russi non riescono a uscire sul mercato internazionale perche non c'e un'industria locale che li appoggi».
Mancano i sarti, i laboratori artigianali, la produzione tessile e le tecniche, le scuole, le associazioni di coordinamento: manca la rete che permette a uno stilista di finanziare, promuovere e vendere il proprio brand. «Siamo soli, alle prese con tasse e affitti altissimi», scuote la testa Aleksandr Arngoldt nel suo luminoso studio alla periferia di Pietroburgo. Arngoldt e uno degli stilisti più affermati in Russia, eppure anche lui, alla dogana, ha davanti a se un muro che deforma le sue possibilità: dazi elevatissimi per importare i tessuti - fino ai bottoni e alle cerniere - e poi per esportare le collezioni.
«La Russia e in una posizione provinciale rispetto all'Europa - osserva il general producer di Aurora Fashion Week, Artem Balaev - ma voglio sperare che Pietroburgo avrà un futuro nella moda: Mosca ha già realizzato il proprio potenziale, noi non ancora. Questa e la nostra grande possibilità».
Aiutare la moda a divenire industria. In collaborazione con Cna Federmoda, l'idea di Società Italia e fare da ponte tra gli stilisti russi e la capacita produttiva e organizzativa italiana, colmando il vuoto. Informando chi teme tempi e costi troppo alti, chi - come Arngoldt - preferisce fermarsi a pochi clienti d'elite piuttosto che affrontare il mare aperto di una distribuzione più ampia. «L'ambizione c'e - spiega lo stilista - ma non abbiamo i volumi, gli sponsor e i soldi per produrre in Europa».
Ma per Daniele Sartor, presidente dei produttori del distretto moda di Ferrara, e un errore credere che fare una collezione in Italia sia più costoso. «La nostra forza sta nell'abbattere i costi dando dimensione industriale a un capo artigianale» spiega Sartor proponendo ai designer russi uno schema che illustri i passi da compiere nel lavoro a distanza. E il "saper fare", la manualità dei produttori italiani della filiera «capaci di trovare il modo di trasformare in realtà l'ingegno di uno stilista».
Un'occasione per incontrarsi sarà il Festival della moda russa a Milano, a novembre: Tatiana Souchtcheva lo organizzerà per la quarta edizione, portando in Italia le firme di maggior talento ma mettendo anche in contatto stilisti italiani e buyer russi. E il cuore dell'attività di Sistema Italia, che rappresenta diverse griffe internazionali in 130 città dell'ex Urss. «Intendiamo lavorare su due fronti - spiega Antonio Franceschini di Cna Federmoda, a nome di 20mila imprese artigiane del made in Italy – da un lato porre le basi per la vendita di prodotti italiani in Russia, dall'altro promuovere accordi con gli stilisti russi che faticano a trovare partner produttivi di fascia alta. In Italia – osserva Franceschini – coniughiamo virtuosismo creativo e virtuosismo produttivo». Non potrebbe esserci fonte di ispirazione migliore di Pietroburgo.