Hermitage, giallo a Mosca
Morto in carcere l'avvocato del fondo inglese di Browder, aveva 37 anni - La versione ufficiale parla di arresto cardiaco, i suoi legali sostengono che la pressione nei suoi confronti era ormai insostenibile.
Vladimir Sapozhnikov
MOSCA
Aveva solo 37 anni, Serghej Magnitskij, partner della studio tributario legale Firestone Duncan e consigliere del fondo d'investimento britannico Hermitage Capital Management. È morto improvvisamente a Mosca lunedì sera nel carcere di massima sicurezza Butyrskaja. Secondo il referto medico - reso pubblico ieri dal portavoce del Comitato per le investigazioni del ministero degli Interni, Irina Dudukina - Magnitskij sarebbe morto di «arresto cardiaco, causato dallo shock tossico sviluppatosi in seguito alla rottura del pancreas».
Gli avvocati di Magnitskij, arrestato il 24 novembre del 2008 con l'accusa di aver organizzato per Hermitage una maxi evasione fiscale, hanno definito le circostanze della morte «misteriose e oscure». Negli ultimi tempi Magnitskij, che soffriva di calcoli renali era tenuto con altri due indagati in una cella di otto metri quadrati, senza finestre. «Da 11 mesi le autorità esercitavano pressioni su Magnitskij, per costringerlo a fabbricare una denuncia contro Hermitage. Più dura diventava la resistenza di Magnitskij, peggiori diventavano le condizioni del carcere», ha dichiarato al quotidiano Vedomosti, Jameson Firestone, managing partner di Firestone Dunkan.
Hermitage Capital Management, fino a poco tempo fa il maggiore fondo d'investimento occidentale sul mercato finanziario russo, si trovò nel mirino della magistratura nel 2005, principale sospetto di una campagna del Cremlino contro gli «schemi finanziari grigi» tramite i quali gli investitori stranieri avrebbero accumulato consistenti pacchetti azionari di Gazprom. Nel novembre del 2005, senza spiegazioni, Mosca vietò l'ingresso in Russia al capo di Hermitage Capital, Bill Browder, già vicepresidente di Salomon Brothers.
L'accusa ufficiale, che Hermitage respinge categoricamente, riguarda un'evasione fiscale per 230 milioni di dollari. Secondo la magistratura, Magnitskij ne sarebbe stato «l'artefice». Per la stampa russa invece il Cremlino vuole risalire alla vera attività di Hermitage che avrebbe costituito in Russia numerose società di comodo, intestate a persone disabili (che godono di numerose agevolazioni fiscali) per rastrellare sul mercato le azioni di Gazprom che non potevano essere vendute agli stranieri.
Dal momento della sua costituzione nell'aprile del 1996 Hermitage Capital, legato al gruppo bancario Hsbc, ha gestito investimenti in Russia per più di tre miliardi di dollari. Ieri sera Hermitage ha ribadito che Magnitskij era un difensore degli interessi legittimi del fondo e della banca Hsbc, nei confronti dei quali un gruppo di «funzionari statali corrotti», affiancato dai rappresentanti delle forze dell'ordine avrebbe compiuto una serie di macchinazioni finanziarie, causando danni agli investitori: «Nel corso dell'indagine Magnitskij ha denunciato molto esplicitamente l'operato di taluni magistrati che sarebbero stati coinvolti nella truffa contro Hermitage, causando danni ai fondi pubblici per 5,4 miliardi di rubli», si legge nel comunicato stampa, diffuso da Hermitage a Londra e a Mosca.
L'attacco contro Hermitage fa parte di un drammatico peggioramento delle relazioni tra la Russia e la Gran Bretagna, arrivate al massimo della tensione nel novembre del 2006 con l'uccisione a Londra dell'ex spia sovietica, Aleksandr Litvinenko, fuggita in Occidente nel 2000.