Intesa Sanpaolo e Unicredit spiccano per forza relativa

In Piazza Affari i titoli Unicredit e Intesa SanPaolo sembrano bene attrezzati per poter sfruttare l'eventuale proseguimento della fase rialzista della borsa nel suo complesso.
In particolare Intesa, che nelle ultime sei settimane ha mostrato una forza relativa crescente nei confronti dell'indice Ftse Mib. Il titolo si muove da più di tre mesi, dal massimo del 28 agosto a 3,14 euro, all'interno di una fase sostanzialmente laterale sostenuta dal forte supporto dei 2,80 euro circa. Recentemente i prezzi hanno messo alla prova in due occasioni, a inizio e fine novembre, la media mobile a 100 giorni, riuscendo a mantenersi al di sopra di questo indicatore e confermando quindi l'esistenza di un trend di medio periodo positivo. Per confermare la ripresa della tendenza crescente in atto dai minimi di marzo, a 1,30 euro, sarà tuttavia necessario il superamento del limite superiore della fase laterale degli ultimi mesi, resistenza in area 3,20. Per Intesa Sanpaolo, oltre 3,20 l'obiettivo raggiungibile si colloca in area 3,60/65 euro. Ed effettivamente il superamento di area 3,20 potrebbe dimostrarsi un segnale valido anche per il medio termine. Su quei livelli si colloca infatti il 38% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2007 la cui rottura aprirebbe la strada al raggiungimento del livello di ritracciamento successivo nella scala di Fibonacci, il 50%, posto in area 3,75 euro. Una mutazione decisa dello scenario prospettico avverrebbe solo al di sotto dei 2,80 euro. In quel caso infatti la fase laterale degli ultimi mesi di dimostrerebbe un'ampia distribuzione, anticamera di un ribasso che potrebbe giungere fino a interessare i 2,35 euro. Supporto intermedio a 2,55.
Unicredit mostra un quadro grafico relativamente più debole rispetto a Intesa SanPaolo: da circa un mese infatti il titolo viaggia al di sotto della media mobile a 100 giorni, attualmente resistenza in area 2,40. Molti, in ogni caso, gli indizi che permettono di considerare il ribasso subìto dai massimi di ottobre a 2,795 euro solo una fase correttiva, tra i quali il più evidente è il fatto che le quotazioni abbiano testato per due volte il supporto di area 2,20, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di luglio, senza infrangerlo. Ad aggravare la situazione sarebbero solo discese al di sotto di area 2,05, introducendo il quel caso il rischio di cali fino a 1,71, base del gap rialzista del 14 luglio. La tenuta di area 2,05 e la successiva rottura di 2,40 farebbero invece pensare al termine della correzione e alla ripresa del rialzo in atto da marzo. La rottura dei massimi di ottobre confermerebbe la ritrovata intonazione positiva, prospettando movimenti verso il lato superiore del canale che contiene i prezzi dai minimi dell'anno, resistenza attualmente in area 3,40. In ottica temporale più estesa va considerato che movimenti al di sopra dei 3 euro invierebbero un segnale incoraggiante, in base al quale il raggiungimento di area 3,40 potrebbe rappresentare solo una tappa intermedia di una fase rialzista che potrebbe spingersi fin verso area 4 euro, dove i prezzi hanno lasciato aperto un vistoso gap ribassista a maggio 2008.