Accordo sul direttore tra i soci Intesa

Benessia, presidente della Compagnia Sanpaolo: sintonia con Bazoli e Guzzetti - Il rappresentante degli azionisti torinesi condivide la linea di Bazoli sulla banca dei territori: apprezzamento anche dal ministro Tremonti.

Alessandro Graziani
TORINO. Dal nostro inviato
Le Fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo si avviano all'accordo per il rinnovo del vertice dell'istituto, senza cambiamenti di rilievo nella governance della banca. A favore dell'accordo è ormai anche la Compagnia San Paolo, primo socio della banca con il 9,9% del capitale che, dopo le parole di ieri del suo presidente Angelo Benessia, sembra avere archiviato i propositi di rivedere la governance modificando, se necessario, anche lo statuto. Un accordo cui si è giunti dopo numerosi incontri con i vertici delle altre Fondazioni (a partire dalla Cariplo presieduta da Giuseppe Guzzetti, con cui Benessia si è detto d'accordo praticamente su tutto, anche «sulla sostanza delle sue dichiarazioni sul Festival Milano-Torino»). Intesa raggiunta – dice Benessia – «dopo essermi consultato con il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che vigila sulle Fondazioni, e con cui sono in piena sintonia». In serata è arrivata anche la risposta di Tremonti, che ha «molto apprezzato le dichiarazioni del presidente Benessia in materia di banca del territorio».
Giuseppe GuzzettiPresentando le linee programmatiche della Fondazione torinese per il 2010, che malgrado la crisi prevedono impegni per 130 milioni, Benessia ha usato toni e parole distensive sia verso gli altri azionisti che verso il management di Intesa Sanpaolo. Dirottando l'attenzione strategica della Compagnia più sul modello della banca, che sulle persone. Archiviando, in questo modo, ogni dibattito sull'eventuale nomina di un nuovo direttore generale. «Tutte le strutture di governo di una grande banca, e tra queste anche il direttore generale della banca dei territori – ha detto Benessia – non vanno mai lette in chiave di potere, ma come strumento per raggiungere uno scopo. Su questo punto condivido lo spirito e la sostanza di quanto ha affermato ieri Giovanni Bazoli». Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo aveva sottolineato la necessità che la Banca dei Territori, cui «fa capo il retail e quindi gran parte dell'attività del'istituto», debba tenere conto «dell'autonomia e delle identità territoriali» conciliando «le competenze centrali con quelle locali». Ammettendo che Intesa Sanpaolo «in parte deve ancora realizzare questo obiettivo». Benessia concorda e sembra rinunciare ai propositi di codificare nello statuto i poteri e le deleghe del direttore generale. «Per me la parola di Bazoli conta più dello statuto», ha commentato il presidente della Compagnia San Paolo. Ma allora, il direttore generale sarà ancora Francesco Micheli, insediatosi poco più di un anno fa al posto del "torinese" Pietro Modiano, resterà al suo posto? «Non è questione di persone», si limita a dire Benessia. Ben più esplicito è stato invece il commento dell'amministratore delegato Corrado Passera: «Francesco Micheli è insieme a me l'unico direttore generale di Intesa Sanpaolo ed è uno dei professionisti migliori che conosca – ha detto ieri Passera, a margine della presentazione di un accordo con Confagricoltura – lavoriamo insieme da dieci anni, ha una responsabilità difficile alla Banca dei territori e ha raggiunto e superato tutti gli obiettivi dati anche in una situazione complicata». Visto che anche nella futura governance il direttore generale farà capo a Passera, le dichiarazioni di ieri assomigliano a una piena riconferma. D'altra parte, Benessia non ha affatto criticato il management della banca. Anzi. Ha espresso pubblico apprezzamento: «Si sono mossi in un momento delicato con capacità e orizzonti». E le critiche al modello «imperiale» degli amministratori delegati troppo forti nelle banche? «Crediamo che il nuovo sistema di governance già approvato dalla Banca d'Italia, basato su un'articolazione del consiglio di gestione in commissioni, sia sufficiente a evitare questo rischio. Dipenderà dai consiglieri che saranno scelti dal consiglio di sorveglianza. E quindi indirettamente da noi azionisti». Anche nel prossimo triennio il sistema di governo societario sarà basato sul modello dualistico. «Non esiste in assoluto un sistema migliore in sè, a me pare che in Intesa Sanpaolo il dualistico abbia la migliore interpretazione che si possa dare». Toni concilianti anche sul dossier Banca Fideuram, che Intesa non ha ancora deciso se cedere parzialmente o quotare in Borsa. «Non metto becco su temi che appartengono alla banca», ha riposto Benessia aggiungendo la propria visione della distinzione di ruoli tra azionisti e manager: «La banca è una macchina complessa: le Fondazioni non entrano e non devono entrare nei processi di ingegneria, ossia nelle tematiche gestionali ma possono anzi devono far sentire la loro voce con la necessaria discrezione quando si disegna la macchina».
In vista del rinnovo del board, che scade ad aprile, la Compagnia San Paolo sembra avere accantonato i propositi di un "patto leggero" tra le Fondazioni. E per motivi tecnici, legati al sistema di voto proporzionale, presenterà una propria lista autonoma di consiglieri di sorveglianza. «E faremo il possibile perchè una sia donna».