Regia di Putin sulla successione
Dietro l'ascesa di Ivanov e del partito Russia giusta c'è il piano del presidente di continuare a guidare il cammino del Paese
Di Piero Sinatti
Si è ormai aperta la grande stagione elettorale della Russia. A dicembre si voterà per rinnovare la Duma. Tre mesi dopo sarà eletto il successore di Vladimir Putin alla presidenza. In questa prospettiva è in atto una complessa operazione d'ingegneria politico-istituzionale, che tende a creare un articolato sistema di alternative, sotto il controllo del presidente.
Due esempi suffragano questa tesi. Il primo riguarda le elezioni di dicembre. È nato ed è in crescita un nuovo partito: Russia giusta (Rg). Il leader è il presidente della Camera alta Sergej Mironov (53 anni). Pietroburghese come Putin, è a lui legato da comuni esperienze politiche. Gode della sua fiducia e di ampia visibilità mediatica. Il programma di Rg comprende la «lotta contro l'enorme sfruttamento del lavoro», la sostituzione delle flat tax al 13% con l'imposta progressiva sui redditi, la destinazione a interventi sociali di forti quote del Fondo di stabilizzazione. Russia giusta si presenta come l'ala sinistra del partito del presidente, che fino a pochi mesi fa si identificava solo con Russia unita (Ru), la maggior forza politica russa, rappresentante dell'alta e media burocrazia pubblica e del mondo economico. Russia unita, centrista, dopo aver trionfato alle politiche del 2003, è nella Duma l'incontrastato braccio legislativo di Putin. Ora ha deciso di rivolgersi a destra, al composito campo nazionalista, per conquistarne i voti e sottrarlo alle spinte scioviniste e xenofobe. Russia giusta potrebbe però togliere a Ru la maggioranza assoluta alla Camera bassa, se conquistasse parte dei voti comunisti.
Il secondo esempio riguarda il recente rimpasto di Governo. L'ex ministro della Difesa e vicepremier Sergej Ivanov (53 anni), pietroburghese, è salito per decisione di Putin al rango di primo vice-premier: pari grado dell'uomo finora considerato il più probabile successore al presidente, Dmitrij Medvedev (43 anni), anche lui di Pietroburgo, giurista ed economista, già capo dell'amministrazione del Cremlino, presidente di Gazprom. Nel 2006, salito al rango di primo vicepremier, era stato incaricato da Putin di gestire i quattro grandi progetti nazionali: i piani di riforma e sviluppo dei settori arretrati della sanità, istruzione, alloggi e agricoltura. Medvedev è considerato un liberale moderato.
Ivanov proviene, invece, dai servizi di sicurezza. Come ministro della Difesa (dal 2001, quando ebbe il compito di riformare le forze armate), ha curato il settore di massimo rilievo dell'economia russa, il complesso militare industriale (Opk), per risollevarlo dalla profonda crisi degli anni Novanta. Lo ha fatto con un certo successo, se l'Opk sta ritornando un grande e avanzato produttore di armi e la seconda voce dell'export, dopo l'energia. Nel 2006, ha toccato il record di 6 miliardi di dollari nell'esportazione dei modelli più recenti, di cui dovranno essere dotate anche le forze armate russe. Ivanov aveva ricevuto altri due compiti importanti: costituire una grande holding (la Oak, Korporatisja aeronautica unita), per unificare i settori civile e militare dell'aeronautica; supervisionare lo spaziale civile.
I successi ottenuti (elogiati da Putin) assieme alla nuova nomina fanno salire il rating di Ivanov. Favorito anche dalla sua rimozione da ministro della Difesa, un dicastero che dà ritorni negativi d'immagine. Ivanov rappresenta ora un'alternativa possibile. Ma legare la sua ascesa al solo tema politico-elettorale è limitativo. L'ex ministro è un manager efficiente. Non per niente, Putin non solo lo ha confermato nei compiti relativi all'Opk e ai settori aeronautico e spaziale. Ma gli ha assegnato un nuovo difficile obiettivo: promuovere lo sviluppo di settori dell'economia civile con grandi potenzialità sul mercato internazionale. Come l'elettronica, il gas-petrolio, con i progetti complessi per l'offshore, il nucleare civile, i trasporti, le comunicazioni. Questo significa che al progresso economico e tecnologico dell'economia civile deve concorrere il complesso militare industriale (Opk), superando la storica compartimentazione. Ivanov dovrà essere lo strumento di questa nuova strategia. È un dato che va oltre il tema mediatico della successione. Riguarda qualcosa di maggior momento, come il difficile cammino della Russia verso la modernizzazione.