| I nuovi giganti dell'energia |
21 nov 07 |
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di Alessandro Lanza Lo straordinario sviluppo economico dei Paesi asiatici sta trasformando il sistema energetico mondiale. Lo testimonia il nuovo "World Energy Outlook" dell'Agenzia internazionale dell'Energia, interamente dedicato a Cina e India, presentato ieri a Londra. Questi Paesi sono sempre più esposti alle variazioni dei mercati energetici mondiali poiché, non essendo produttori se non in modo marginale, hanno aumentato in maniera inequivoca il loro fabbisogno energetico e sono stati costretti a importare sempre di piú. La tendenza alla crescita economica sembra essere destinata a continuare e a mantenere sostenuto l'incremento della domanda di energia. Le conseguenze per Cina e India, ma anche per i Paesi industrializzati e il resto del mondo, di una crescita incontrollata della domanda mondiale di energia sono, tuttavia, allarmanti. Secondo l'Aie nello scenario inerziale, che considera una sorta di evoluzione tendenziale delle politiche, i fabbisogni energetici mondiali aumenterebbero tra il 2005 e il 2030 del 55%, con un tasso medio annuo dell'1,8%. In questo arco di tempo i combustibili fossili continuano a rimanere la principale fonte di energia primaria, soddisfacendo l'84% dell'aumento totale della domanda. Il petrolio rimane il combustibile più utilizzato, sebbene la sua quota nella domanda mondiale fletta dal 35 al 32 per cento. La domanda di petrolio raggiunge i 116 milioni di barili al giorno nel 2030 (+37% sul 2006). Contrariamente a quello che si sosteneva solo qualche anno fa, il carbone registra il più forte incremento della domanda (+73% tra il 2005 e il 2030) e vede crescere la propria quota nella domanda totale di energia dal 25 al 28 per cento. Il tema del carbone è ancor più preoccupante se si considera il tema ambientale e si tiene conto che i 4/5 dell'incremento complessivo del consumo deriva da Cina e India che non hanno a oggi alcun controllo sulle emissioni. Anche la percentuale del gas naturale aumenta, per quanto in misura minore, dal 21% al 22%. Il consumo di energia elettrica raddoppia, e la sua percentuale nel consumo finale di energia sale dal 17 al 22 per cento. Per soddisfare la domanda mondiale prevista saranno necessari investimenti in infrastrutture per l'approvvigionamento energetico pari a circa 22mila miliardi di dollari. Il finanziamento di questi investimenti rappresenta certamente una delle principali sfide dell'industria. Il crescente ricorso alle fonti fossili, e in particolare al carbone, contribuirà in misura evidente a incrementare le emissioni di CO2 legate all'energia nel periodo considerato. Nello scenario inerziale, le emissioni aumentano del 57% dal 2005 al 2030. Usa, Cina, Russia e India contribuiscono per i 2/3 a questo aumento. La Cina, che ha già superato gli Stati Uniti quale maggior responsabile delle emissioni nel 2007, è il Paese con la quota più alta di emissioni addizionali. L'India diventa il terzo maggior responsabile intorno al 2015. Tuttavia, se consideriamo le emissioni pro capite della Cina al 2030 queste sono solo il 40% di quelle degli Stati Uniti e circa i 2/3 di quelle dei Paesi Ocse in aggregato. Al contrario, in India le emissioni rimangono di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei Paesi Ocse. Quali le principali lezioni che si possono trarre dal World Energy Outlook, un corposo volume di quasi 700 pagine? Il rapido sviluppo di Cina e India porta con sé anche importanti vantaggi economici per gli altri Paesi: per alcuni sta creando opportunità di export; per altri incrementa la possibilità di accedere a un ventaglio più ampio di prodotti importati e di servizi a prezzi competitivi. Tuttavia, le crescenti esportazioni di Cina ed India aumentano anche la pressione competitiva, portando ad aggiustamenti strutturali in molti Paesi. I bisogni crescenti di beni rischiano di far aumentare i prezzi internazionali, inclusi quelli energetici. L'Aie ha spesso ricordato in questi anni, e lo ricorda ancora con forza, come sia necessario uno sforzo da parte dei Paesi produttori, per incrementare gli investimenti per favorire un riaggiustamento del mercato, in particolare di quello del petrolio. L'effetto congiunto dell'assenza di queste politiche e della tensione sulla domanda di petrolio che deriva da Cina e India potrebbe condurre a una situazione estremamente critica. L'incremento di domanda di questi Paesi, che nel 2030 potrebbero importare tanto petrolio quanto Usa e Giappone oggi, potrebbe peraltro incrementare il potere di mercato dell'Opec e della Russia. L'Agenzia stima che i 3/4 dell'incremento previsto di petrolio potrebbe venire da quelle aree. Un secondo elemento che emerge con chiarezza è il cambiamento dello scenario politico e strategico. Negli ultimi 50 anni il mondo del petrolio ha visto (con fasi e tempi diversi) la contrapposizione tra produttori (per semplificare i Paesi Opec) e consumatori (l'area Ocse). Cina e India si stanno riprendendo quel ruolo di traino che apparteneva loro 150 anni fa e il mondo dell'energia si sposterà gradualmente verso quelle aree per aprire un nuovo e articolato confronto tra produttori e nuovi consumatori. Quale sarà il ruolo che i Paesi industrializzati vorranno avere resta un punto tuttora non pienamente esplorato. Il problema più pressante - sostiene l'Agenzia - non é la scarsità di risorse naturali o di denaro, ma la mancanza di tempo. Le sfide che pongono Cina e India sono oggi le sfide del mondo: nessun Paese può sentirsi al sicuro se qualche altro Paese è a rischio. Questa nuova dimensione dell'interdipendenza deve trasformarsi in politiche di cooperazione per una risposta sicuramente complessa ma che deve essere necessariamente coordinata. Alessandro Lanza Eni Corporate University
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