Pressing di Putin sul governo ucraino: un solo gruppo energetico

La proposta ha colto alla sprovvista Kiev: «Ci rifletteremo» - Tymoshenko: «Un attentato alla nostra indipendenza»

Antonella Scott
La battaglia di martedì scorso al Parlamento ucraino, con lanci di uova e lacrimogeni, non ha minimamente spaventato Vladimir Putin. Con una mossa brusca e inattesa, il premier russo ha gettato la maschera nei confronti dell'Ucraina, e dopo l'accordo "sconti sul gas in cambio della base di Sebastopoli" - contestato dall'opposizione - ieri si e spinto a proporre una fusione tra Gazprom e Naftogaz, la compagnia energetica ucraina. Il presidente Viktor Yanukovich e al potere da due mesi, e da lui ci si attendeva un riavvicinamento a Mosca, malgrado non sia una politica condivisa da meta del paese. E ora, Kiev avrà la forza di resistere a una "proposta" di Putin?
L'idea e piombata ieri sul vertice intergovernativo di Soci cogliendo alla sprovvista la delegazione ucraina guidata dal primo ministro Mykola Azarov, tanto che sulle prime tutti pensavano si trattasse di uno scherzo. Ma il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha confermato la proposta definendola «seria e ben calcolata», una dimostrazione «di quanto lontano Mosca sia disposta ad andare sulla strada dell'integrazione con i nostri partner ucraini». «Propongo di unire Gazprom con Naftogaz», aveva semplicemente detto Putin al termine della riunione della commissione mista russo-ucraina per la cooperazione economica. Lui e Azarov si vedevano per la terza volta in dieci giorni. Il premier russo era stato a Kiev proprio il 27 aprile scorso, il giorno della ratifica in parlamento degli accordi su gas e flotta, e in quell'occasione aveva offerto all'Ucraina la possibilità di creare una holding congiunta per sviluppare progetti nel campo dell'energia nucleare. «Integrazione che potremmo estendere anche al gas», ha osservato ieri Putin.
«La si potrebbe considerare una barzelletta se non prendesse corpo giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi un grande piano per liquidare l'indipendenza dell'Ucraina», ha subito commentato Yulia Tymoshenko, ora leader dell'opposizione. Azarov, a Soci, sembra aver cercato di prendere tempo, tanto più che stando al suo portavoce Vitalij Lukjanenko nessuno aveva detto nulla durante i lavori della commissione: «E stata un'idea improvvisa - ha dichiarato secondo l'agenzia ucraina Unian - ma la esamineremo e studieremo le proposte concrete».
Stranamente Aleksej Miller, amministratore delegato di Gazprom, parlando con i giornalisti a Soci ha detto invece che la proposta di unificare il monopolio russo del gas con la compagnia ucraina aveva raccolto «una risposta positiva entusiasta», e ha aggiunto che i dirigenti russi e ucraini si incontreranno dopo le feste di inizio maggio per discutere l'integrazione tra le due compagnie. Miller ha detto che Gazprom e pronta a considerare scambi di asset con Naftogaz cosi come ha già fatto, per espandersi sui mercati globali, con Eni e con la tedesca E.On. Naftogaz, ha aggiunto, possiede attività che interessano Gazprom nel campo della produzione, del trasporto e della conservazione.
In campagna elettorale, strizzando un occhio a Mosca, Yanukovich aveva lanciato la proposta di creare un consorzio con russi ed europei per gestire insieme il trasporto del gas nella rete di gasdotti ucraini. Un'idea che evidentemente non basta al Cremlino, che ora punta al controllo. La prima conseguenza di un'unione tra Gazprom e Naftogaz sarebbe la possibilità per i russi di sincronizzare con la domanda il transito per l'Europa attraverso l'Ucraina, e di minimizzare i costi.
Da qui attualmente passa l'80% del gas che Mosca esporta nell'Unione Europea, che dalla Russia riceve un quarto del proprio fabbisogno. Non si ripeterebbero più le crisi che per tre inverni hanno spaventato la Ue, ma diventerebbero forse superflui entrambi i gasdotti - Nord Stream e South Stream - che Mosca aveva progettato proprio per evitare il rischio Ucraina.
Lunedì scorso, ospite di Silvio Berlusconi a Lesmo, Putin aveva scrollato via i dubbi sull'opportunità di costruire South Stream, reso necessario dall'instabilità del quadro politico ucraino. Con questa opposizione non si può mai sapere, aveva detto. Ma se Mosca arriverà a fondere Gazprom con la statale Naftogaz, importatore esclusivo del gas russo, si metterà le spalle al coperto. L'ipotesi però, date le difficoltà finanziarie di Naftogaz, non sembra troppo gradita ai mercati: all'annuncio delle intenzioni di Putin, alla Borsa di Mosca il titolo del primo produttore al mondo di gas ha perso il 2,5 per cento.