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La Sace e il metanodotto voluto da Putin

10 ott 05

I bond della società moscovita «coperti» dalla Spa italiana - Central Energy Italia punta a un business tra i 4 e i 6 miliardi di euro

Nella partita del business del metano russo è entrata anche la Sace, la Spa che assicura le aziende italiane all’estero. Una partita importante, con il potenziamento programmato per il gasdotto che dalla Siberia fa arrivare il metano fino al confine italiano del Tarvisio.

In luglio la Sace ha controgarantito un bond della Gazprom per 1,2 miliardi di dollari. È stata la prima operazione di questo tipo condotta dalla società assicuratrice pubblica. Lo ha fatto per un’azienda non italiana dalla quale l’Italia importa circa 21 miliardi di metri cubi di metano l’anno. Perché? La spiegazione ufficiale è una: per i lavori italiani nel gasdotto Blue Stream fra Russia e Turchia e nel progetto Tragaz di potenziamento dei metanodotti russi. Ma il Blue Stream è stato inaugurato nel 2003 e i lavori al Tragaz erano già finiti nel remoto anno 2000. La risposta che danno tutti gli operatori internazionali del metano, ed è la risposta che la Sace non può dare, è diversa.

Si tratterebbe di una garanzia data dallo Stato italiano per conto di un nuovo operatore sul mercato italiano del gas in vista dell’arrivo di nuovo profittevole metano: la chiacchieratissima Central Energy Italia, controllata dalla Gazprom e (pare) dall’imprenditore Bruno Mentasti Granelli.

La partita è appetitosa. Si tratta per ora di 2 miliardi di metri cubi di gas siberiano l’anno per una durata di vent’anni e un valore stimato in 4-6 miliardi di euro in tutto. Questo gas era dell’Eni, il quale ha rinunciato e reso (obtorto collo) alla Gazprom due miliardi di metri cubi che le spettavano. In cambio, l’Eni ha ottenuto di poter allungare di dieci anni i contratti già in vigore. Probabilmente, quei due miliardi di metri cubi resi dall’Eni saranno destinati dalla Gazprom alla Central Energy Italia. L’operazione non è stata indolore: sembra che proprio le resistenze all’operazione fossero costate a Vittorio Mincato il ruolo di amministratore delegato dell’Eni, passato in maggio alle Poste e subito sostituito nell’incarico da Paolo Scaroni. Altri 3,2 miliardi di metri cubi arriveranno quando sarà potenziato il gasdotto russo, fra almeno cinque o sei anni.

Nel frattempo ai primi di maggio la Gazprom ha acquisito il 75% di una piccola società che aveva costituito in quote paritetiche con l’Eni una decina d’anni fa, la Promgas di Milano, sede in zona Corvetto. È la società per la quale sarebbe destinato il gas che arriverà in più quando saranno potenziate le condutture. I patti prevedrebbero la cessione del controllo completo della Promgas alla Gazprom, sebbene l’Eni assicuri che difenderà la sua quota residua.

Ma il meccanismo è assai più grande. Fra qualche anno l’Europa sarà in affanno con gli approvvigionamenti di gas e petrolio, e la Russia si prepara a essere il primo fornitore. Il Cremlino sta accorpando sotto il suo controllo diretto tutte le maggiori compagnie. Fonti russe aggiungono che il flusso di denaro che arriva da Italia e Germania (i Paesi più legati ai gasdotti russi) servirebbe anche a finanziare la prossima campagna elettorale del presidente Vladimir Putin. E c’è chi aggiunge in confidenza che Putin si stia preparando una pensione dorata come azionista della Gazprom.

La garanzia. A metà luglio la Sace ha garantito un bond di durata di otto anni per 1,2 miliardi di dollari emesso dalla Gazprom, con una cedola del 4,5%. L’emissione permette alla Gazprom di ottenere condizioni di indebitamento decisamente favorevoli.
La Sace è una Spa pubblica che assicura - obiettivo primario - il credito all’esportazione, ma lo statuto (articolo 4) consente anche questo tipo di operazione: questa è per la Sace la prima garanzia di emissioni obbligazionarie, «un’operazione - affermava in luglio la Sace - che ha segnato un passo avanti nell’evoluzione dei suoi strumenti assicurativi».

La nuova società. Sul mercato internazionale ogni grande contratto vincolato a lungo termine ("take-or-pay") per la fornitura di metano è accompagnato dalle garanzie versate dall’acquirente. Che garanzie potrebbe offrire la società neonata Central Energy Italia con un capitale versato di 120mila euro? Se alle spalle di Mentasti (così si dice) ci sarebbe il presidente del Consiglio, ecco spiegata la garanzia arrivata direttamente dallo Stato tramite Sace.

La Central Energy Italia, fondata nell’aprile 2004 a Milano in via Larga, è guidata dall’inglese John Skinner. Socio unico è la Central Energy Italien Gas Holding Ag, con sede a Vienna in Wiedner Hauptstrasse. La società austriaca avrebbe fra i soci la Centrex, Mentasti, alcune "persone fisiche" russe e un imprenditore italiano.

Si stima che il gas venga consegnato al confine tra Slovacchia e Austria, a Baumgarten, al prezzo di 80-100 dollari per mille metri cubi; a questi vanno aggiunti 10-12 dollari per il servizio di trasporto in Austria; i due miliardi di metri cubi sono consegnati al confine del Tarvisio al valore di mercato di 210-220 euro, al netto delle tasse. Il doppio.

Potrebbero comparire nuovi intermediari, oltre alla Central Energy Italia o alla Promgas. Si parla per esempio di un’attenzione verso la piccola Exergia di Varese, società regolarmente iscritta come operatore della Borsa elettrica e autorizzata alla vendita di gas.

Soci a Soci. Soci è la principale città climatica russa. Si affaccia sul mar Nero, ha un orto botanico spettacolare ("Dendrarium") e decine di alberghi di lusso ("Sanatori") dove d’estate s’affollano i ricchi russi. Il suo lungomare ricorda più Bordighera che Rimini. C’è pure la dacia di Putin, perennemente controllata da due navi da guerra ormeggiate in rada. A fine agosto, nella dacia di Soci Putin ebbe come ospite Berlusconi. E all’amico italiano Putin ha chiesto che venisse consentito alla Gazprom di investire più intensamente in Italia, «comprese - riporta l’agenzia Novosti - le reti di distribuzione del gas».

E il giornale Vremia il 30 agosto ha aggiunto: «La Gazprom è interessata alla possibilità di nuovi investimenti nel settore energetico, compresa la rete di gasdotti». Da cui l’ipotesi di acquistare il 30% della Snam rete Gas.

Così la società moscovita potrà commercializzare indipendentemente più del 10% del suo export verso l’Italia, dove le vendite della Gazprom sono in aumento del 9% con 21,5 miliardi di metri cubi (11,5 miliardi nei primi sei mesi del 2005).
La Gazprom vuole entrare direttamente sui mercati finali, scavalcando gli intermediari e cioè le aziende nazionali dei singoli Paesi.

Questa spinta verso i mercati nazionali è dovuta anche all’alto margine fra il costo del metano all’origine e il costo finale di vendita, tre volte tanto. E finora i russi controllavano soltanto la parte iniziale - e meno lucrosa - della catena del valore.

Fra le sue partecipazioni, ecco l’Interconnector con il gasdotto tra Belgio e Inghilterra (10%), le italiane Volta (49%) e Promgas (75%). I suoi bracci operativi sui mercati esteri sono la Gazprom Bank e soprattutto la Centrex, che ha partecipazioni per esempio nella Repubblica ceca e in Svizzera.

Avvicinarsi al mercato. Per avvicinarsi al cliente finale, la Gazprom punta su Germania (con la Wingas) e l’Italia. E qui, a Milano, c’è la Promgas, nata nel ‘93 come joint venture paritetica fra Eni e Gazprom mirata agli scambi non monetari fra Italia e Russia. Alla Promgas di Milano da Mosca arrivavano i giovani manager russi per farsi le ossa e godersi i lussi della città della moda.

Nei fatti, oggi la Promgas acquista dalla Gazeksport (Gazprom) due miliardi di metri cubi di gas nel punto in cui gadsotto russo entra in Austria, a Baumgarten; al Tarvisio la Promgas rivende il metano alla Edison.

Sei addetti, ricavi per 490 milioni e un Roe del 24,6%, la Promgas vede al vertice anche Aleksandr Medveded, già ufficiale dell’Fsb (il servizio segreto russo), direttore generale della Gazeksport e grande negoziatore dei grandi contratti internazionali.

Dinamiche russe. Da anni è in corso a Mosca una politica di accentramento sotto il Cremlino di tutte le risorse energetiche. La Gazprom - abituata per anni a personalità forti come Viktor Cernomyrdin - oggi appare acefala. In realtà, acefala non è. Il capo c’è, ma il suo ufficio è al Cremlino: Dimitri Medveded è al vertice del consiglio dei direttori della Gazprom e al tempo stesso è capo dell’amministrazione Putin. Nelle scorse settimane, Roman Abramovic è stato convinto a cedere la sua compagnia petrolifera Sibneft alla Gazprom. La Yukos, che era di Michail Khodorkovski, ora appartiene a una finanziaria dietro la quale sembra che ci siano investimenti cinesi. La maggiore compagnia petrolifera russa, la Lukoil, è riconducibile alla più ortodossa "area putiniana".

Tutte queste aziende stanno mostrando un disegno comune: l’espansione verso i giacimenti dell’Asia Centrale e verso i consumatori europei. E così la Gazprom si interessa all’italiana Snam Rete Gas, ma anche alla Germania e alla Francia, dove ha appena firmato un contratto con la Gaz de France. La Lukoil nel frattempo si configura come futuro azionista di riferimento per la privatizzazione della compagnia petrolifera serba Nis.

 

Jacopo Giliberto