«Nessuna doppia verità su Intesa»

Riccardo Sabbatini
Non c'è alcuna doppia verità nella posizione di Crédit Agricole su Banca Intesa. L'istituto francese è ieri nuovamente tornato sulla vicenda che, indirettamente, lo vede impegnata contro l'Antitrust a causa dell'accordo sottoscritto con Generali sulla gestione delle loro azioni in Intesa- Sanpaolo. Lo ha fatto per smentire presunte contraddizioni tra i documenti inviati all'autorità italiana ed a quella europea nell'ambito delle istruttorie con cui, tra fine 2006 ed inizio 2007, fu autorizzata(in Italia) la fusione tra Intesa-Sanpaolo e (al livello europeo) la successiva acquisizione degli sportelli di Friuladria e di Cariparma da parte della banca francese. Come è noto la commissione guidata da Antonio Catricalà ha considerato il patto Generali-Crédit Agricole un'inadempienza degli impegni presi dalla Banque Verte e ha aperto un'istruttoria. Sulle colonne del «Il Sole 24 Ore» nei giorni scorsi è stata pubblicata un'intervista al direttore generale del Crédit Agricole, Jan Fréderic De Leusse in cui si smentiva che, a suo tempo fossero stati presi impegni di sorta. Come attestato da un lettera all'autorità garante (dicembre 2006) in cui la banca riteneva di «non poter avallare gli impegni assunti da Intesa nei confronti dell'autorità, impegni il cui adempimento dipende, almeno in parte, proprio da Crédit Agricole». Ma, il giorno successivo, lo stesso quotidiano rendeva noto il testo della notifica inviata all'Antitrust europeo (gennaio 2007) in cui l'istituto transalpino esprimeva la volontà di considerare «puramente finanziaria» la partecipazione in Intesa Sanpaolo, impegnandosi a portarla «sotto il 5%», astenendosi inoltre «dal partecipare al nuovo patto di azionisti».
Tra i due testi – si fa presente ora negli ambienti dell'istituto di credito – non c'è appunto contraddizione. Le volontà espresse nella notifica non rappresentavano un richiamo agli impegni di Intesa ma – si osserva – un'autonoma dichiarazione di intenti. Quelli relativi alla discesa della quota sotto il 5% non erano vincolati a una scadenza precisa e pertanto la Banca transalpina (che attualmente è al 5,8%) non si ritiene inadempiente. La quota, poi, non ha cambiato natura è soltanto divenuta stabile perché la banca non pensa di alienarla in breve tempo. In ogni caso non vi è il rischio – fanno presente ancora le stesse fonti – di una riapertura del dossier comunitario poiché il via libera non era vincolato alle volontà espresse nella notifica. Infine si aggiunge che se l'autorità italiana fosse stata di avviso diverso, a suo tempo avrebbe dovuto richiedere le carte all'Antitrust comunitario per imporre il formale rispetto da parte del Crédit Agricole degli impegni presi da Intesa Sanpaolo. Ciò che invece non è avvenuto.