Le pantofole tecnologiche che spopolano in Russia
Silvia Pieraccini
FIRENZE
«Fate tessuti per pantofole? Ma non avete futuro!», si sono sentiti ripetere per anni i titolari del Lanificio Bigagli di Montemurlo (Prato), nato nel 1973 da una costola dello storico gruppo tessile pratese. E invece lo sviluppo tecnologico e l'innovazione di prodotto hanno permesso all'azienda, che fa capo a 11 soci guidati dalla famiglia Marcello, di diventare leader nei tessuti tecnici per pantofoleria e di accelerare la crescita.
«Quest'anno prevediamo un aumento di fatturato tra il 20 e il 30% rispetto ai 10 milioni del 2009», spiega Massimo Marcello, 45 anni, responsabile commerciale e sviluppo campionario. Il segreto? «Alla produzione industriale del feltro di lana abbiamo aggiunto il colore, rendendo questo tessuto-non-tessuto un prodotto di moda. E abbiamo sviluppato lavorazioni particolari, per renderlo idrorepellente o applicabile con pvc e poliuretano. E poi abbiamo allargato la nostra offerta alle fodere e alle pelliccette per l'interno delle calzature, arrivando a servire 600 clienti in tutto il mondo».
Oggi il 50% del fatturato è realizzato all'estero (era il 35% all'inizio del Duemila), in testa la Germania, ma la tendenza «è ad aumentare il più possibile questa quota, visto che stiamo sbarcando in un grande mercato come la Russia»