L'Italia va in Azerbaijan
I proventi del petrolio finora sono finiti nell'edilizia ma devono essere ancora costruiti ospedali, strade, ferrovie e scuole
Gerardo Pelosi
BAKU. Dal nostro inviato
«Ho dei ricordi bellissimi dell'Italia, venivo sempre nel vostro Paese, ma da quando sono presidente tutto è diventato più difficile...». È un vero atto d'amore per l'Italia quello che il presidente dell'Azerbaijan, Ilham Aliyev, ha manifestato al sottosegretario al commercio internazionale, Milos Budin, giorni fa in occasione della visita che il rappresentante del Governo italiano ha compiuto a Baku con i rappresentanti di alcuni istituti di credito italiani (UniCredit, Banca Intesa, Mediobanca).
Sta di fatto che finora l'apprezzamento per l'Italia e per il nostro sistema inmprenditoriale non si è tradotto in una cooperazione economica di buon livello. L'Italia è il primo cliente dell'Azerbaijan con una quota pari al 40,5%, ma è solo l'undicesimo fornitore di commercio mondiale del Paese. L'Italia, infatti, pur assorbendo oltre la metà dei prodotti energetici del Paese (nei primi cinque mesi del 2006 ne abbiamo acquistati per un miliardo di euro) nello stesso periodo ha esportato per 43 milioni di euro. Il Paese, 8 milioni di abitanti per il 93% musulmani con un'età media di 27 anni, cresce a ritmi sostenuti trainati dal prezzo del greggio, anche se oltre il 20% della popolazione vive in condizioni di povertà. Eccesso di burocrazia, corruzione e mancanza di adeguate garanzie contribuiscono a creare un ambiente ancora difficile per gli investitori, soprattutto nei settori non-oil. «Ho fatto presente ad Aliyev - ha spiegato il sottosegretario Budin - che l'Italia è il principale contributore della crescita economica azera e, quindi, intendiamo offrire la nostra partecipazione agli sforzi per diversificare l'economia del Paese». Finora la gran parte dei proventi derivanti dal petrolio sono stati investiti nelle costruzioni (i cui prezzi sono schizzati all'insù trainati dagli acquisti di molti iraniani del ceto medio preoccupati per le vicende politiche del loro Paese), ma vi è bisogno di creare numerose infrastrutture: strade, ferrovie, scuole ed ospedali.
«Proprio in questi giorni - ricorda Roberto Luongo, responsabile dell'Ice a Istanbul con competenza anche sull'Azerbaijan - è stato siglato un accordo per costruire una nuova linea ferroviaria tra Baku, la capitale georgiana Tbilisi e la città turca di Kars: è il secondo accordo a tre tra Azerbaijan, Georgia e Turchia dopo l'ultimazione dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Cheyan che in prospettiva potrà portare il petrolio kazako sulle coste del Mediterraneo senza passare dalla Russia. Per la ferrovia anche le aziende italiane potranno contribuire una volta che saranno noti i bandi di gara».
Con il ministro azero dello sviluppo economico, Heydar Babayev, il sottosegretario Budin ha concordato, intanto, di organizzare prima dell'estate in Italia una "country presentation" finalizzata ad individuare i settori della futura collaborazione a cominciare dall'agroalimentare (catena del freddo e aziende vitivinicole) e materiali per l'edilizia. Ma per saggiare le reali potenzialità di quel mercato le aziende di credito italiane si accingono ad approfondire i rapporti con partner locali così come da tempo stanno facendo le banche tedesche. UniCredit già opera nel Paese con Yapikredi, joint ventur creata con la banca turca Koc, mentre banca Intesa e Mediobanca potrebbero lavorare a nuove alleanze. «Del resto UniCredit e Banca Intesa - sostiene Budin - hanno i muscoli per entrare in quel mercato e intercettare i nuovi business».