Severstal sceglie l'advisor per l’asta di Lucchini

Calo di fatturato e margini in rosso pesano sulle valutazioni.

Simone Filippetti
Entra nel vivo la vendita di Lucchini. Il colosso russo dell'acciaio Severstal, attuale proprietario del gruppo italiano, ha dato un mandato a Deutsche Bank per cedere la controllata. A cinque anni dal salvataggio, torna sul mercato uno dei principali gruppi siderurgici e un pezzo di storia dell'industria italiana. Rumors su un addio all'Italia si erano già diffusi la settimana scorsa, ma i russi si erano trincerati dietro un "no comment". Ora le indiscrezioni riferiscono che c'è un advisor ufficiale: la banca tedesca starebbe già sondando possibili interessati perchè Alexei Mordashov, il giovane magnate moscovita proprietario del gruppo, vorrebbero tentare una vendita-lampo. In cima alla lista dei candidati figurerebbe la cinese Baosteel, il più grande produttore di acciaio del Paese e il contendente di Arcelor-Mittal per il titolo di numero uno al mondo. Ci sarebbero già stati, inoltre, dei contatti preliminari con dei fondi di private equity di grosso calibro e internazionali (anche perché l'unico fondo italiano con una stazza per poter studiare il deal è Clessidra, che però non risulta essere stato coinvolto finora). Allo stato attuale risultano in disparte anche i gruppi italiani (da Riva alla famiglia Amenduni, azionista di Mediobanca), ma non è detto che non possano entrare in una seconda fase nella partita: un qualsiasi investitore puramente finanziario (come un fondo appunto) avrebbe bisogno di un partner industriale (meglio ancora se locale). Da questo punto di vista, è cruciale la posizione della famiglia fondatrice, che ancora detiene un 20% nel gruppo. Successivamente i Lucchini si sono ricomprati dalla stessa Severstal un pezzo dell'azienda, la divisione Sidermeccanica. E sul mercato c'è anche chi ipotizza che, se ci fosse il sostegno delle banche, non sarebbe impossibile pensare ai Lucchini che si ricomprano la loro ex azienda.
Nel deal sarebbe in qualche modo coinvolta Banca Imi la divisione investment banking di Intesa Sanpaolo) che è uno degli istituti finanziatori del gruppo italiano, ma la strada si presenta in salita perché le condizioni per una vendita non sono favorevoli: il settore siderurgico è stato pesantemente colpito dalla recessione, i multipli del settore (in base ai quali si calcola il valore delle aziende) sono caduti nel corso dell'anno e lo stesso è accaduto ai conti di Lucchini. Un report circolato nei giorni scorsi tra le banche d'affari mostrava un bilancio in netto peggioramento: il giro d'affari del gruppo italiano nei primi nove mesi del 2009 sarebbe caduto a 900 milioni (erano 2,7 miliardi nell'intero anno 2008). Il margine operativo, in utile per 310 milioni due anni fa, sarebbe finito addirittura in perdita mentre i debiti risulterebbero in aumento a 430 milioni.
I tempi stringono perché Mordashov, i cui interessi in Italia sono seguiti dallo studio Delfino Wilkie Farr&Gallagher, avrebbe fretta di uscire dal Paese e vorrebbe chiudere l'operazione in due-tre mesi. Lucchini fu salvata da Mordashov nel 2005: dopo una fallita scalata al colosso belga Arcelor (strappata dal gigante indiano Mittal), Severstal, polo siderurgico tra San Pietroburgo ed Ekaterinburg, acquisì il 79,82% delle acciaierie Lucchini e alla famiglia di origine bresciana venne versato un assegno da 770 milioni di euro. All'epoca il gruppo industriale era stato affidato nel 2003 nelle mani di Enrico Bondi, già alle prese con il crack della Parmalat, per trovare un compratore. Allo stesso tempo Mordashov scalpitava per trasformare la propria Severstal in un grande protagonista della scena internazionale, uno dei primi gruppi industriali russi a fare acquisizioni all'estero.