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Anche in Russia piccolo è bello 22 gen 10
Molte famiglie sono scivolate in classe "economica": acquistano senza problemi il necessario, ma non l'auto o l'abbigliamento costoso.
Sergio A. Rossi
MOSCA
La crisi economica che ha colpito il mondo ha cambiato anche la Russia. La classe media si è ridimensionata, è nata la classe "economica", e il business si sta spostando verso le città con meno di 100mila abitanti. Dove nuove imprese, questa volta di dimensioni medie e piccole, stanno imponendosi sul mercato per offrire prodotti meno costosi e made in Russia.
In una prospettiva di medio periodo al 2014, la Russia dovrebbe continuare a essere il terzo paese Bric dopo Cina e India e prima di Brasile, con una media di sviluppo annuo del 4-5 per cento. In decisa crescita si annuncia anche questo primo trimestre dell'anno, che secondo la banca d'investimenti moscovita Renaissance Capital metterà a segno un più 6,7%.
La Russia resta però uno dei paesi che l'anno scorso ha sofferto di più la crisi, con un calo del Pil tra il 7 e l'8%, pur essendo una delle economie mondiali che ha incominciato a riprendersi più rapidamente (la crescita per il 2010 è prevista tra l'1,3 e il 2,7% nello scenario di base, e tra il 3 e il 5% in quello ottimale). La crisi, tuttavia, non ha portato a nessuna diversificazione rispetto a un modello di sviluppo troppo dipendente dalle materie prime. Nel settore energetico non vi è stato l'inizio di alcuna modifica rilevante, mentre nessuna riforma della grandi Corporazioni di Stato è avvenuta, malgrado le proposte del presidente Medvedev, prontamente ridimensionate dal premier Putin. Egualmente, nessuna seria innovazione tecnologica o scientifica ha visto la luce.
Tuttavia, accanto a questo scenario conservatore, in Russia si sta aprendo una nuova fase di sviluppo, una sorta di nuova economia che si baserà da un lato su una nuova fascia allargata di consumatori, e dall'altro su una penetrazione senza precedenti delle medie imprese nelle piccole città, proponendo nuovi prodotti e servizi per la popolazione.
In primo luogo, la crisi ha rotto una certa unità della emergente classe media, facendo scivolare un'intera fascia di famiglie verso quella che potemmo chiamare la classe "economica" dei consumi, in grado cioè di acquistare senza problemi il necessario, ma non abbigliamento caro, elettrodomestici, automobile, appartamento. Difficile quantificarla: oggi copre fino al 50-60% della popolazione, contro un 10% di "poveri", un 1-2% di ricchi, e il rimanente della vecchia classe media meno toccata dalla crisi. Le imprese russe hanno già incominciato a tenerne contro, mentre determinati servizi diretti come le vendite via Internet stanno avendo una crescita notevole.
In secondo luogo, cambia il tipo di mercato, e le imprese russe più accorte, produttrici e commerciali, stanno iniziando una decisa penetrazione nei mercati delle piccole città. Le due metropoli di Mosca e San Pietroburgo cedono il passo, e anche, in parte le città sopra il milione di abitanti (in Russia ce ne sono ancora 9). La grande catena di distribuzione alimentare Magnit, per esempio, prevede investimenti per circa un miliardo di dollari nel 2009, di cui molti nelle piccole città con 100mila abitanti.
In terzo luogo, cambiano i prodotti offerti, con una visibile tendenza alla sostituzione delle importazioni dall'Occidente, che sono diminuite del 33% nel 2010. Il made in Russia torna a far capolino sui mercati interni, con nuovi prodotti a basso costo sia nel settore alimentare, sia in quello industriale, come chimica o metalmeccanica, dove operano società dinamiche come Criogenmash negli impianti refrigeratori.
La quarta novità consiste nell'organizzazione di servizi diretti alla popolazione da parte delle imprese, in settori chiave come la medicina, offrendo servizi a pagamento, ma a costi adeguati alla "classe economica" di consumi in tutte le piccole città, e con una efficienza maggiore rispetto ai servizi pubblici. Infine, il quinto punto deve coinvolgere le amministrazione regionali e municipali, che devono saper offrire alle imprese, specie piccole e medie, le infrastrutture necessarie per lo svolgimento dei nuovi servizi commerciali e sociali alla popolazione.