Gazprom, al via le manovre per lo sbarco in Italia
Qualche trattativa è già iniziata - In pole Hera e Foro Buonaparte
Jacopo Giliberto
Molti italiani che bussano alla porta della Gazprom per avere un poco di metano sentono come risposta: niente da fare, è già stato deciso tutto. "Tutto" che cosa? In aprile la società russa si presenterà in Italia con le prime partite di metano, in virtù dell'accordo firmato in autunno con l'Eni. Metano siberiano che, per la prima volta, non passa per l'intermediazione di San Donato Milanese. Da Mosca, in via confidenziale la Gazprom dice che non vede ancora &la figura di un partner strategico» per lo sbarco in Italia.
Nei fatti, la Gazeksport (la consociata internazionale) ha costituito un gruppo di analisi che sta completando il documento sul mercato italiano da sottoporre al vertice della Gazprom. Un documento che contiene per esempio le imprese italiane con cui allearsi, descrivendone caratteristiche, vantaggi e punti di debolezza. Dopo l'esame tecnico, spetterà al vertice politico (Aleksandr Medvedev a capo della Gazeksport, ma soprattutto il presidente Aleksei Miller e Dmitri Medvedev, il braccio destro di Vladimir Putin) compiere la scelta. La scelta potrebbe essere non troppo diversa da quella compiuta alcuni mesi fa dagli amici e concorrenti algerini della Sonatrach: aprire una filiale direttamente in Italia. La Gazprom si è già presentata sola in Inghilterra e Francia, e potrebbe ripetere anche in Italia l'esperienza.
I russi però non hanno fretta sulla scadenza di aprile, mese in cui avevano ipotizzato i primi arrivi diretti di gas. Se il greggio costa caro, in queste settimane il metano costa poco, molto poco. Attorno ai 14 centesimi al metro cubo: meno di quanto venga pagato dagli italiani nei grandi (e convenienti) contratti pluriennali di fornitura.
Le prime partite di metano targato Gazprom non saranno aggiuntive ma assottiglieranno un poco l'import dell'Eni che (in cambio di un allungamento degli accordi di fornitura) si stringe per lasciare nelle condutture un po' di spazio ai russi. Il potenziamento della tubazione russa (il gasdotto Tag), con l'arrivo di gas aggiuntivo, è previsto dall'autunno 2008. L'obiettivo russo è arrivare in breve tempo a un export verso l'Italia di 3 miliardi di metri cubi l'anno.
Qualche trattativa è in corso. L'Hera ha contatti a Mosca, nell'ipotesi di acquistare gas russo dall'autunno prossimo quando, con il clima freddo, i consumi ripartiranno. Nel dossier che la Gazeksport sta preparando per Miller, la Hera potrebbe essere stata esaminata anche sotto forma di società quotata, e quindi appetibile come investimento azionario.
Contatti a Mosca anche per l'Edison, che una dozzina d'anni fa ha costituito con la Gazprom la joint venture Volta. Tra i consiglieri di Volta ci sono Sergei Emelianov e Stanislav Zyganov. Nata per creare una fornitura alternativa all'Eni, fu bruciata da un'altra joint venture, la Promgas, tra Gazprom ed Eni, che diede alla società di Foro Buonaparte lo zuccherino di una fornitura a prezzo conveniente.
L'Enel al 19% con l'Esn al 51% (per conto della Gazprom) e l'Eni al 30% sta concorrendo per i giacimenti russi dell'Arktik Gaz, mentre la parmigiana Gas Plus nel luglio scorso ha firmato un accordo di fornitura con la Gazprom. Sorgenia - con alle spalle le capacità di De Benedetti - potrebbe trovare spazio. Si muovono alla ricerca di accordi a Mosca l'Asm di Brescia e le "municipalizzate" consorziate dalla Confservizi International.
L'Aem di Milano ha «condotto esplorazioni di mercato», anche tramite la Plurigas, che però sembra avere perso il mordente a Mosca. Oggi l'Aem importa con la Plurigas 3 miliardi di metri cubi annuo di gas siberiano più altri 4-500 milioni di partite spot.
Ma la Gazprom ha altri disegni. Ha firmato un'intesa per portare in Serbia 20 miliardi di metri cubi di metano. La Serbia consuma 2 miliardi di metri cubi. Dove andrà il resto del gas? Si può immaginare un gasdotto sotto l'Adriatico.