| La rivincita di Yanukovich |
22 feb 10 |
| Prevale il candidato più vicino al Cremlino, sconfitto cinque anni fa - Per gli osservatori europei è stata una dimostrazione di democrazia. Il ministro degli Esteri Ue Ashton pronta a lavorare con il neo eletto. |
Antonella Scott KIEV. Dal nostro inviato La comunità internazionale non ha neppure dato a Yulia Tymoshenko il tempo di arrendersi: prima ancora che venisse completato il conteggio dei voti, gli osservatori europei avevano già promosso a pieni voti le elezioni presidenziali ucraine di domenica scorsa, «dimostrazione impressionante di democrazia». Dopo di loro Catherine Ashton, alto rappresentante della politica estera Ue, si è detta pronta a lavorare con il nuovo presidente. Viktor Yanukovich, dunque, il candidato delle regioni orientali filorusse a cui la vittoria venne negata cinque anni fa dalla Corte Suprema, per l'accusa di brogli. Dolce rivincita per lui, il "cattivo" della Rivoluzione arancione. «Normalmente, per il bene di una nazione, chi perde stringe la mano al vincitore», diceva ieri a Kiev Assen Agov, capo degli osservatori della Nato, ribaltando la storia: perfino il Cremlino, che cinque anni fa si era frettolosamente congratulato con Yanukovich prima del tempo, non aveva ancora commentato. Ora manca solo la resa della signora Tymoshenko.
Dal suo partito fanno sapere che Yulia sta riflettendo sulla strategia da adottare: non è nel suo stile cedere le armi facilmente. Una conferenza stampa annunciata ieri mattina è stata rinviata due volte, e poi spostata a oggi. Man mano che passano le ore, si fa sempre meno probabile la possibilità che l'attuale premier abbia qualche carta in mano per contestare un voto definito «professionale, trasparente e onesto», o per tornare a colorare di arancione Maidan, la piazza dell'Indipendenza di Kiev che nel 2004 fu il teatro della rivoluzione di Viktor Yuschenko e della stessa Tymoshenko contro il sistema che voleva perpetuarsi attraverso Yanukovich. Le promesse di quei giorni non sono state mantenute, gli ucraini sono stanchi delle faide che Tymoshenko e Yuschenko hanno mandato in onda in questi anni. Le uniche tende visibili nel centro di Kiev e delle altre principali città ucraine sono quelle blu degli inquietanti "sostenitori" di Yanukovich, convocati da ogni parte del paese per contrastare ogni possibile provocazione. Probabilmente, non gli resterà altro che festeggiare. A conteggio praticamente ultimato, la Commissione centrale assegna a Yanukovich il 48,7% dei voti, alla Tymoshenko il 45,6%: è un margine comunque inferiore alle aspettative del vincitore, dietro la Tymoshenko resta una buona metà del paese che - soprattutto nelle regioni occidentali - non si riconoscerà facilmente in Yanukovich. Per questo lui, raggiante la sera di domenica, ha iniziato subito a parlare da presidente: «Nel nostro paese e nella politica - ha detto - non dobbiamo cercare nemici. Dobbiamo unirci e sconfiggere i nemici veri, la povertà, l'irresponsabilità e la corruzione». Ma prima ancora di mettersi al lavoro, il suo problema sarà sottrarre alla Tymoshenko l'esigua maggioranza di cui la premier gode in Parlamento. Yanukovich conta di farlo attirando a sé deputati di Nostra Ucraina, il movimento di Yuschenko. Se non riuscirà, dovrà ricostruirsi una coalizione attraverso nuove elezioni parlamentari, costringendo però il paese ad attendere ancora mesi prima di essere governato - i tempi tecnici fisserebbero il voto tra l'estate e l'autunno. Un'altra possibilità (che ieri il Partito delle Regioni di Yanukovich tendeva a scartare) sarebbe un compromesso con Yulia, che resterebbe al governo rischiando però una riedizione della disastrosa litigiosa coabitazione con Yuschenko. Non sono sfide da poco per Yanukovich, presidente a un soffio dalla corona. La prima emergenza è l'economia: l'Ucraina ha bisogno di rilanciare le esportazioni per ridare forza alla grivna, la moneta locale, e per ridimensionare il deficit nei conti pubblici. Il leader del Partito delle Regioni - sostenuto dai grandi oligarchi dell'est - ha promesso di ridurre le imposte per aiutare le imprese a investire nello sviluppo, si è impegnato a rafforzare i legami commerciali con l'Europa e negozierà con Mosca senza più le contrapposizioni politiche dell'era Yuschenko. Quel periodo, assicura Yanukovich, verrà consegnato alla storia. Ma se lui oggi è presidente, lo deve a ciò che la Rivoluzione arancione ha lasciato di più prezioso, un paese che ha votato democraticamente. Non dovrà dimenticarlo. |